Casoria 1799: Rivoluzione e controrivoluzione /parte 1

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La confusione e i primi disordini a cavallo della festa di San Mauro >>> Il 1799 è un anno importante nella storia di Napoli, perché segna il tentativo (purtroppo naufragato) di instaurare una Repubblica Napoletana sull’onda lunga della rivoluzione francese, che un decennio prima aveva sconvolto l’Europa. Alla cacciata dei Borbone si oppose però la Chiesa, e in quel tragico anno non mancarono episodi e scontri anche a Casoria, che alla Chiesa napoletana era molto legata. In quegli anni il principale punto di riferimento di Casoria era la Collegiata di San Mauro, la potente congregazione di sacerdoti locali guidata dal preposito Nemesio Maria Rossi, appartenente ad una famiglia locale che aveva in mano la pubblica amministrazione del paese da oltre un secolo e contava parroci fin dai primi del Cinquecento: i Rossi erano stati filo-spagnoli e poi vicini ai Borbone, ma Nemesio Rossi doveva essere un politico di grande equilibrio, se rimase in carica per ben 24 anni (1783-1807) in un clima difficile, segnato da aspri contrasti sociali. La festa di San Mauro del 1799 fu molto movimentata. Solo qualche giorno prima, il 12 gennaio, l’esercito Napoletano (quello dei Borbone, per intenderci) si era arreso, e  la notizia dell’armistizio aveva provocato una violenta insurrezione popolare. La confusione era totale. Il popolo, sobillato dalla Chiesa, combatteva contro i Francesi che appoggiavano i rivoluzionari; i rivoluzionari, invece, rincorrevano lo stato maggiore dell’esercito napoletano, che si era vilmente arreso, mentre il re era fuggito a Palermo.

Prima della proclamazione della Repubblica (23 gennaio) Napoli e l’entroterra vissero, dunque, giorni di confusione e di anarchia. L’insurrezione, partita tra le campagne di Grumo e Sant’Antimo, giunse subito a Casoria, dove il generale austriaco Karl Von Mack, comandante dell’esercito borbonico, aveva stabilito il suo quartier generale. Racconta Pietro Colletta nella sua “Storia del reame di Napoli” che nella confusione del 15 gennaio, festa di San Mauro, una «torma di plebe» andò in cerca di Mack a Casoria (ma lui nel frattempo era scappato per consegnarsi ai Francesi in cambio della salvezza). E Mariano D’Ayala aggiunge che qui a Casoria gli insorti «minacciarono di sterminio» la casa dell’avvocato Rocco, dove alloggiavano due ufficiali filo-francesi: il generale Oronzo Massa e il futuro ministro della guerra Parisi. Un altro cronista, Domenico Sacchinelli, riferisce che i rivoltosi bloccarono l’esercito napoletano, e scambiandolo per Mack, fermarono il duca della Salandra che «fu assalito da’ paesani, ed a colpi di ronca fu ferito nel braccio, e pericolosamente nell’occipite, dal quale gli furono estratti alcuni pezzi di craneo… Per qual accidente gli avanzi dell’esercito sparirono».

Ma gli scontri non si fermarono. Sfogliando gli atti giudiziari prodotti dal governo provvisorio del 1799 (raccolti da Carlo Colletta nel 1863), si incontra infatti una interessante sentenza contro alcuni Casoriani, che documenta i tentativi di rivolta contro i Francesi. Il primo fatto avvenne nella settimana successiva la festa di San Mauro, il 17 e il 20 gennaio. Due ventenni, Sabato Javarone e Sabato Silvestro, furono denunciati per detenzione di armi, mentre il popolo veniva sollevato dai due “tessitori” Carmine Grazioso e Antonio De Luca. Questi ultimi, ci riprovarono anche il 28 febbraio, con l’aiuto dello “scarparo” Giovanni Esposito e di Mauro Grazioso, che sparsero in paese la falsa notizia dell’arrivo di un tale “Abate degli Abruzzi”, incitando il popolo a togliersi la coccarda, simbolo repubblicano. Le pene furono molto severe: finirono quasi tutti all’ergastolo, e Carmine Grazioso ci rimise addirittura la testa.

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