Casoria città “fedelissima”

filippo

I festeggiamenti sacri e profani per il re di Spagna Carlo II nel 1678 >>> Nell’Archivio storico di San Mauro, accanto alla interessante anagrafe parrocchiale, si incontrano una lunga serie di “carte” che raccolgono notizie di ogni genere. È il caso di un vecchio “Libro di memoria” cominciato nel 1660 da don Cuomo Russo, cappellano dell’omonima famiglia. Nel volume, don Cuomo segnava quotidianamente le messe che celebrava nella cappella della chiesa dedicata a San Rocco (l’ultima a destra), di cui erano patroni i Russo, che ne pagavano il ricco “beneficio”; ovvero, il compenso di don Cuomo. Tra le centinaia di messe si trovano annotate diverse notizie di vario genere: testamenti, conti, pagamenti. Ma anche qualche avvenimento dell’epoca, così com’era stato vissuto dai Casoriani.

Sul retro del foglio 142, al margine destro della pagina, si trova annotato: «D. Carlo II Rè della Spagna fù acclamato in Napoli a 22 8bre 1665 e dal d.o giorno principiò esso a regnare». Si tratta di una semplice registrazione del passaggio del regno a Carlo II d’Asburgo (1661-1700), unico figlio maschio sopravvissuto di Filippo IV, che aveva appena quattro anni. Accanto, si legge una notizia più interessante, riguardo la riconquista di Messina, che era caduta in mano ai Francesi: «Nel mese di Gennaio 1678 dal nostro Re Monarcha D. Carlo II si ricomperò la Città di Messina, e nella città di Napoli si ferno gran festini, e salve Reali, e ritrovandosi allora Sindico di Casoria il Sig. Sigismondo Russo, e fece ancora una gran festa per tutto Casoria con musica, spari di mortaretti, lumi; per tre sere [fu] cantata la messa in S. Mauro in rendimento di grazia, cantato il Te Deum laudamus, e buttati denari per tutta la strada pubblica di Casoria, e comprato un quadro del nostro Rè Carlo II».

Questi curiosi festeggiamenti, che mischiano sacro e profano, testimoniano la fedeltà dei Casoriani alla corona spagnola, che rappresentava l’unica garanzia contro l’oppressione dei prepotenti baroni. Nel 1631, infatti, Casoria si era riscattata dal giogo feudale aggregandosi al Demanio Regio, sottoponendosi dunque al governo del Re che garantiva una più equa giustizia e li esentava da determinate tasse. Gli eredi della famiglia Di Sangro, antichi feudatari del paese, continuavano però a rivendicare delle pretese; e contro di loro, i Casoriani non avevano altra speranza che appellarsi al re e al vicerè.

A queste circostanze, si riconduce certamente l’adesione tanto accesa (musica, fuochi, messe) dei Casoriani al partito filo-spagnolo. Carlo II, infatti, non fu un grande re. Fu anzi un monarca malaticcio e assente, che lasciò governare i suoi ministri. Il Vicereame fu amministrato nella solita ambiguità, tra abusi e piccoli margini di autonomia. E Napoli non conobbe mai il re-bambino ritratto nel 1668 sulla fontana di piazza Monteoliveto, che rimase sempre in Spagna. Alla sua morte, contornata da oscure maledizioni, nel 1700 si estinse la famiglia D’Asburgo di Spagna, innescando una guerra di successione che coinvolse mezza Europa.

da «Il Giornale di Casoria» del 19 giugno 2011

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