Candido, il fratello di padre Ludovico

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La storia dimenticata di Nicola Palmentieri, che si occupò della casa di Casoria fino al 1881 >>> Sfogliando i vecchi registri dell’archivio storico della basilica di San Mauro, qualche tempo fa mi sono imbattuto in un tale Nicola Palmentieri, morto nel 1881, di professione “bigio”: un fraticello di padre Ludovico, insomma. Ma quello che più mi colpì fu il nome dei genitori: Vincenzo e Candida Zenga. Nicola non era un fraticello qualsiasi, ma era proprio il fratello di padre Ludovico. Incuriosito, provai a cercare qualche altra notizia tra gli scritti e le fonti del nostro santo di Casoria, per fare un po’ di luce su questa storia sconosciuta, o quantomeno dimenticata.

Trovai così che alla vicenda di Nicola Palmentieri accennava il segretario di padre Ludovico, Bonaventura Maresca, nei suoi Manoscritti diversi intorno al P. Ludovico (pp. 621-24), ed un suo necrologio era stato anche pubblicato sul n. 9 della rivista L’Orfanello del 1881 (pp. 472-77).

Di pochi anni più piccolo, Nicola Palmentieri era molto legato al fratello Arcangelo – come si chiamava all’anagrafe fra’ Ludovico – che ricordò con affetto come da piccoli si arrampicassero ogni sera sul muro di casa con una lunga scala, per accendere la lampada di un’edicola votiva della Madonna; una delle tante che ornavano le strade di Casoria a quell’epoca.

Nicola era un uomo semplice, senza istruzione. Intorno al 1867 fu colpito da una grave malattia, e per farlo rimettere Ludovico lo mandò ospite a Nola, dove passò un periodo di convalescenza nel convento francescano di S. Angelo. Fu così che si avvicinò al fratello, e decise di entrare nei “Bigi”, prendendo il nome di fra’ Candido di San Vincenzo (la congregazione dei “Bigi” non era un vero e proprio ordine, ma una comunità di laici senza voti). Fra’ Candido si occupò della vecchia casa paterna di Casoria, trasformata in ospizio con la chiesetta dedicata all’Immacolata. Per mantenere la struttura, poiché il sussidio provinciale non bastava, faceva la questua in giro per il circondario. Ogni lunedì andava a Napoli, alla Casa di S. Raffaele a Materdei, per pranzare insieme al fratello. Ludovico lo chiamava “l’asinello di Casoria”, additandolo come esempio agli altri confratelli: «Come faticava! Fedele, pacifico, contento sempre». Morì nella casa di Casoria la notte del 4 dicembre 1881, da solo, improvvisamente. Secondo il registro di San Mauro, aveva 62 anni. Della notizia, padre Ludovico fu informato solo un mese dopo, perché in quel periodo a causa di un’operazione versava in condizioni piuttosto gravi di salute. Il suo segretario riferisce che pianse e si disperò: avrebbe voluto rivedere ancora una volta suo fratello. E a un frate che gli faceva notare che forse non si confaceva ad un religioso un simile attaccamento ai familiari, diede una sonora lezione: «Hai un cuore di cane!» disse, «L’hai preso ad Ottaviano» (il paese di cui era originario il frate). Intorno a lui, spiegò Ludovico, voleva persone capaci di amare. Un episodio che la dice lunga sul carattere di quest’uomo straordinario, vittima di una vecchia agiografia un po’ bigotta, che attende ancora di essere riscoperto come un grande (e scomodo) protagonista della vita sociale e politica della Napoli di metà Ottocento.

da «Il Giornale di Casoria» del 10 giugno 2011

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