I Rocco di Casoria nel Novecento

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Giudici, avvocati, politici: appunti sulla saga familiare dei Rocco di Torrepadula >>> Nel 1904 il testimone di Marco Rocco fu raccolto da suo cugino omonimo: Marco Rocco di Giovanni (1859-1938), che fu eletto deputato per quasi un decennio, fino alla XXIII legislatura (1909-13). Le elezioni politiche del 1913, però, non furono altrettanto fortunate.

Con la nuova  legge andarono infatti a votare per la prima volta tutti i maschi di 30 anni e i 21enni che avevano assolto il servizio militare. In quegli anni, a Casoria la situazione era molto difficile. Nelle campagne si minacciavano scioperi, e la Polizia per reprimerli ricorreva alla mano violenta della Camorra. Edoardo Scarfoglio denunciò dalle colonne del Mattino: «il sottoprefetto, Girardi e Gargiulo, hanno lanciato nella lotta di Casoria tutti i delinquenti di Montecalvario, di Melito, di Frattamaggiore, di Secondigliano». Anche le elezioni furono accompagnate da violenti scontri, e durante i tafferugli di Casoria un prete, tale Di Giore, cadde ucciso da un colpo di rivoltella della Pubblica Sicurezza.

Politicamente, i Cattolici si presentarono alle elezioni spaccati in tre correnti, e Marco Rocco junior si spostò a destra aderendo al gruppo liberal-conservatore dei Sonniniani; fu così battuto dal medico frattese Angelo Pezzullo, e la sua sconfitta fu un avvenimento di rilevanza nazionale: Il Mattino scrisse che era caduto «uno dei pilastri del blocco di potere napoletano».

Dopo la Grande Guerra, i Rocco riuscirono tuttavia a tornare al potere, con un terzo Marco Rocco (1887-1943) – figlio dell’ex deputato Pietro – sindaco di Casoria, che vinse anche le elezioni politiche del 1919; doveva essere un punto di riferimento importante per i Cattolici, se nel 1921 Luigi Sturzo lo affiancò a Giulio Rodinò nel tentativo risanare il partito a Napoli, che versava in forte crisi. Ma un’epoca ormai si chiudeva, e il fascismo l’anno seguente mise fine con la forza allo stanco e triste teatro della politica italiana, che versava in una crisi irreversibile.

Nel ventennio fascista i Rocco di Casoria si allontanarono dalla vita politica, e soprattutto dal ramo napoletano della famiglia che aveva aderito al regime, al quale apparteneva un esponente di spicco come Alfredo Rocco (1875-1935), Ministro della Giustizia e autore dei Codici penali.

Solo per pochi mesi, all’indomani della seconda guerra mondiale, un altro Rocco guidò il Comune di Casoria. Sindaco di nomina prefettizia nel 1945, l’avvocato e notaio Luigi Rocco si dimise per andare a ricoprire importanti incarichi di partito. Fu infatti segretario provinciale di Napoli e poi segretario regionale della Campania (nonché consigliere nazionale) della Democrazia Cristiana. Continuò anche per alcuni anni a ricoprire l’incarico di Assessore ai Lavori pubblici del Comune di Casoria, occupandosi delle opere di ricostruzione. Nel dicembre nel 1949 fu eletto deputato alla Camera. Fece parte della Commissione permanente per l’Industria fino ai primi del 1951, quando scomparve prematuramente.

da «Il Giornale di Casoria» del 25 settembre 2011 (ultima revisione 26 febbraio 2014)

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