Il fiume e il molino di Casoria

mulino

Il Galioncello, gli antichi possedimenti del Comune di Casoria a Ponticelli >>> Cesare De Seta è forse il più importante storico dell’arte e dell’architettura napoletano vivente: il suo volume Napoli, uscito nel 1981 per le “Grandi opere” di Laterza, è ormai una pietra miliare. A quella ricerca fece seguito qualche anno dopo un libro dal titolo I Casali di Napoli (Laterza, 1984). I casali di cui si parla sono quelli da cui ha avuto origine la città, e non quelli dell’entroterra, a cui appartiene Casoria; ma che tuttavia per la sua vicinanza a Napoli è comunque spesso citata. In particolare, si incrociano alcune notizie sul Mulino e sul Fiume di Casoria, che si trovavano nella zona di Ponticelli. Proprio partendo da questi cenni, diversi anni fa raccolsi un po’ di dati sulla storia di questi luoghi, che andai persino a ritrovare (ricordo una piacevole passeggiata in una mattina di sole, col professor Giuseppe Navarra).

Il Fiume e il Molino sono ancora esistenti, seppure soffocati da degrado e costruzioni abusive. Fanno parte di un grande territorio che ricade sotto la giurisdizione di Napoli, ma che è proprietà del Comune di Casoria. Una proprietà vantata «ab immemorabile», come si legge letteralmente in uno dei più antichi documenti: la lapide di fondazione di San Mauro, posta sull’architrave della chiesa, che parla di «pacifico possesso» di un mulino e di un territorio «molendino» di 110 moggia (oltre 370mila metri quadrati). Alle stesse proprietà allude certamente la scritta sulla colonna di piazza Santa Croce costruita nel 1582 dall’Universitas su cui si legge: «De bonis moledini».

Cosa sono questi «beni molendini»? Si tratta di un territorio agricolo tagliato da fiumicelli e canali di irrigazione, su cui sorgevano diversi mulini. La località è antichissima, come si evince dal nome: Galioncello, che deriva dal culto medievale per S. Eucalione, che rivela a sua volta antichissime ascendenze greche.

Quali siano le origini di questo territorio, chi e quando lo abbia organizzato in quel modo, è difficile da stabilire. La cosa certa che ho potuto rilevare è che questa sorta di “distretto”, in cui si produceva canapa e lino, si macinava frumento, si coltivavano frutta e ortaggi, ha prosperato per secoli, fino alla seconda metà dell’Ottocento. Poi la mancanza di manutenzione e l’abbandono. Ma soprattutto le linee ferroviarie (Napoli-Roma, Circumvesuviana) che lo hanno devastato: i binari hanno tagliato in due la zona agricola, rendendo disagevoli i collegamenti con Casoria, che era stata per secoli il centro abitato di riferimento.

Dopo molto anni (e molte controversie con gli affittuari) di recente il Comune di Casoria ha commissionato ad un architetto un incarico per il rilievo e la stima dei terreni di Ponticelli (la parcella di 11.600 euro è stata liquidata lo scorso marzo). Cosa se ne farà il Comune? Li svenderà agli affittuari, molti dei quali vi hanno realizzato opere abusive? Chissà. Una cosa è certa: quei territori di Ponticelli, in mano ad amministratori intelligenti, potevano essere oggetto di una ben più interessante trattativa col Comune di Napoli. Con l’aiuto di un buon notaio, infatti, il Comune di Casoria avrebbe potuto cedere l’intera proprietà a Napoli. Come contropartita avrebbe chiesto la ridefinizione dei confini comunali col quartiere di San Pietro a Patierno, in modo da portare sotto la giurisdizione di Casoria il territorio della ex «Pista», un’area incolta e abbandonata che delimita un tratto della centrale via Pio XII, dall’incrocio con via Brodolini a quello con via San Pietro. Il gioco sarebbe valso la candela: perché è meglio avere giurisdizione su un’area di grandi potenzialità urbanistiche, che essere proprietari di un’area estesa ma ingestibile ed ormai inservibile come quella di Ponticelli.

da «Il Giornale di Casoria» del 23 ottobre 2011

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