La “Platea” di San Benedetto

benedetto

Dai primi del Seicento la storia della parrocchia e non solo >>> La Platea conservata presso l’archivio storico della parrocchia di San Benedetto in Casoria è un volume manoscritto di oltre 400 pagine che raccoglie le principali  notizie sulla chiesa e rappresenta una fonte rilevante per la storia locale. Il volume è stato compilato da diverse mani nel corso dei secoli, a partire dai primi del Seicento.

Si apre con le annotazioni del parroco Cesare Palladino, insediatosi nel 1611. Innanzitutto, si specifica che la chiesa ha titolo di rettoria e parrocchia, sottolineando che è libera, non soggetta ad alcuna altra chiesa. Per l’antichità, don Cesare si limita a dire che «questo è stato per immemorabil tempo», sostenendo di non aver trovato alcun altro «ricordo». Annota i possedimenti della parrocchia: una serie di terreni che misurano complessivamente 13 moggia, quasi tutti situati al confine con Frattamaggiore ed Afragola (nelle zone di Casamerola, S. Maria della Stella, Cantariello) e diverse case nel centro di Casoria, alcune delle quali donate dalla famiglia Torello. Non manca qualche riferimento all’amministrazione comunale dell’epoca, l’Universitas, che nel 1613 era composta da un «Collegio di tredici»; e anche ad alcuni luoghi di Casoria: la piazza del casale, nella quale sorgeva un albero di olmo, e lo stretto della cetrangola, dove terminava l’abitato in direzione di Casavatore.

Nel 1742, per la visita pastorale dell’arcivescovo di Napoli Giuseppe Spinelli, è stata compilata una dettagliata relazione sullo stato della parrocchia. Particolarmente interessanti sono le travagliate vicende della costruzione delle nuova e attuale chiesa, cominciata nel 1694 ma portata avanti a rilento per mancanza di denaro. Nel dicembre del 1721, la fabbrica fu inoltre devastata da un incendio. I lavori ripresero nel giugno del 1722, affidati ad un procuratore generale, una sorta di sovrintendente: don Giuseppe Comite. La chiesa, completata solo «in forma rustica», fu benedetta la vigilia di natale del 1730. Dieci anni più tardi fu realizzato l’altare maggiore, consacrato nel 1741. La relazione raccoglie dettagliate notizie anche su rendite e possedimenti della chiesa, incrementati nel 1688 dall’eredità di Marco Antonio Torello. Tra i beni c’è un territorio di 6 moggia sulla strada di Caivano, già della curia arcivescovile di Napoli: si tratta quasi certamente di un antico feudo concesso forse dal vescovo all’avo Giacomo Torello. Alla fine del Seicento, tra gli amministratori della cappella dei Torello compaiono per la prima volta alcuni esponenti della famiglia Rocco.

Nelle ultime pagine della Platea, don Biagio Iorio è autore di una «Utilissima raccolta di documenti e notizie» del 1948. Il parroco, insediatosi nel 1919, riepiloga le principali note contenute nel manoscritto, aggiornandole con avvenimenti più recenti. Ricorda il cedimento della cupola nel 1895 e i massicci lavori di consolidamento realizzati dal Comune, durati fino al 1907. Poi la voragine apertasi vicino la sacrestia nel 1920. E infine la costruzione del campanile, finanziato dai fedeli nel 1930.

Sono ripercorse anche le vicende della Congregazione del Santissimo Sacramento, fondata da Cesare Palladino nel 1612, di cui era priore ai primi del Novecento il principe Innocenzo Rocco; e della più recente Congrega di San Luigi Gonzaga, fondata nel 1823, tra i cui iscritti figura anche il cardinale Guglielmo Sanfelice. Infine, si accenna al «dualismo per niente edificante» con la parrocchia di San Mauro, principale protettore di Casoria.

da «Il Giornale di Casoria» del 16 ottobre 2011 

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