San Mauro, festa d’estate

reliquie

L’arrivo a Casoria delle reliquie, tra leggenda popolare e riscontri storici >>> Quella di luglio, per i vecchi Casoriani è la festa dell’estate: ricorda il leggendario arrivo in città delle reliquie del santo protettore. La tradizione vuole infatti che le reliquie di San Mauro siano giunte a Casoria in modo eccezionale, se non miracoloso: il cavallo di un “capitano francese” si sarebbe fermato davanti alla chiesa senza volerne più sapere di ripartire, fino a quando il militare consegnò al parroco una reliquia che portava con sé.

Quando sarebbe avvenuto questo episodio? Nella sua guida alla chiesa di San Mauro (1996), Carmine Genovese parla addirittura del periodo angioino, riprendendo un’ipotesi di Arcangelo Paone della fine dell’Ottocento (1893).

In realtà, il primo a parlare di questa tradizione fu il preposito Mattia D’Anna in un libretto del 1828 pubblicato a spese del canonico Valentino Rossi e intitolato “Breve esercizio di devozione verso il glorioso santo delle grazie, taumaturgo de’ miracoli, apostoli de’ benedettini San Mauro Abate, principale padrone e protettore della terra di Casoria in diocesi di Napoli“. D’Anna colloca precisamente l’arrivo delle reliquie «quasi tre secoli in dietro (…) come raccontasi per tradizione da essa popolazione di Casoria». Una “voce di popolo”, insomma; che non tiene conto del fatto che ai primi del Cinquecento Casoria era sotto la dominazione spagnola, e i francesi se n’erano andati da più di mezzo secolo.

Ma a rileggerla con attenzione, la storia riserva sempre qualche sorpresa. Esattamente tre secoli prima di quando scrive Mattia D’Anna, infatti, negli anni 1527-28, ci fu una spedizione francese a Napoli, guidata direttamente dal capo dell’esercito, il maresciallo di Francia Odet De Foix conte di Lautrec. Nella Storia d’Italia del Guicciardini è documentato con certezza il suo arrivo a Casoria, il 21 aprile 1528. Possibile che sia stato proprio lui (non un qualsiasi capitano francese, dunque, ma “il” Capitano Francese), o magari uno dei suoi ufficiali, a lasciare quella reliquia a Casoria? Chissà. Certo, a leggere le cronache dell’epoca, in quei mesi c’era un gran viavai di condottieri che assediavano le mura della città di Napoli, le cui porte erano ovviamente sbarrate. E dunque, per forza di cose, gli eserciti dovettero appoggiarsi a Casoria, che era il centro abitato più vicino. Il campo militare fu installato a Poggioreale, e mai scelta fu più infelice, perché col caldo, a metà di luglio i miasmi delle paludi decimarono l’esercito. Lo stesso Lautrec morì, il 12 di agosto, e centinaia di soldati furono sepolti a metà strada tra Poggioreale e Arpino, nella cosiddetta “Grotta degli Sportiglioni”, in una località che prese il nome di “Monte Lotrecco”.

Ma questa è un’altra storia. Torniamo a San Mauro. Nello stesso libretto del 1828, infatti, Mattia D’Anna dice che la festa della seconda domenica di luglio fu istituita a Casoria solo nel 1803, con l’autorizzazione di papa Pio VII, anche se ufficializzava «la invecchiata tradizione di più secoli dalla propria sperienza comprovata». Nel libretto, inoltre, viene pubblicata per la prima volta a Napoli un “Esercizio di devozione“, che è in pratica la cosiddetta “Novena” di San Mauro (tuttora recitata in preparazione alla festa), che scopriamo essere stata “importata” da San Mauro Castelverde, vicino Palermo, dove era stata pubblicata per la prima volta nel 1748. Anche nel paese siciliano, dove la tradizione è ancora molto viva, si svolge infatti una doppia festa del santo: il 15 gennaio e la prima domenica di luglio.

da «Il Giornale di Casoria» del 3 luglio 2011

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