1656, Casoria sconvolta dalla peste

peste

L’epidemia e la costruzione della cappella di San Rocco >>> Nella primavera del 1656 Napoli fu sconvolta dalla più terribile epidemia di peste della sua storia. La malattia imperversò per sei mesi, dimezzando la popolazione della città; e con l’avvento della stagione calda colpì anche Casoria.

Ne abbiamo notizia dai Libri dei defunti (vol. II, foglio 83) della chiesa di San Mauro. Ecco la notizia: «A dì 4 di Giugno 1656 cominciò nello Casale di Casoria il male (come dicono) contagioso di Peste, che cominciò prima dentro la Città di Napoli circa il principio del mese di Aprile, ma spero fermamente nella Misericordia de Dio, mediante l’intercessione della Sua Madre, ac di S. Mauro ac del l’altri Santi, habbia a finir ben presto, ac no passar più avante Pentecoste».

Ma a poco servì invocare benedizioni. Le condizioni igieniche a quell’epoca erano quelle che erano, e il «male contagioso di peste» in pochi mesi fece centinaia di vittime, dimezzando letteralmente la popolazione del paese. Ai primi di luglio morì anche il parroco di San Mauro, Angelo Vergara, «avendo amministrato li Santi Sacramenti alli Appestati per un mese con molto zelo e carità, e divozione, consumato dalle fatiche e dalla peste». Stessa sorte toccò ad altri cinque sacerdoti, tra cui il coadiutore che era succeduto al parroco, don Attanasio Pisa.

Non trovando altro rimedio contro la “morte nera”, i Casoriani decisero di affidarsi al cielo, ed eressero una cappella dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano nella piazza del casale (certamente fu anche un modo per riunirsi in un luogo incontaminato, che non fosse la chiesa di S. Mauro o di S. Benedetto, nelle cui catacombe venivano sepolti gli appestati).

La cappella fu costruita a spese dell’Universitas (il Comune) e dei cittadini, come si legge nella Santa Visita del cardinale Giuseppe Spinelli (vol. XV, foglio 281): «Universitates et homines casalis Casoriae, iusto timore percussi ne praesens lues eos afficeret ad SS. Rochi confessoris et Sebastiani martyri opum confugientes humillimis praecibus, una simul cum lacrimi et suspiriis petierunt ut ab illo discrimine servarentur incolumes».

Scampato il pericolo, i casoriani fecero anche numerose e consistenti offerte alla cappella in segno di ringraziamento: «Tandem communium votorum compotes affecti ad grati animo monumentum quamplurimas res ex aureo, argento, cupro, re lintearia praedicta cappellae obtulerint». La chiesetta era giuspatronato della Universitas, che nominava i governatori e provvedeva a celebrare la ricorrenza di San Rocco, il 16 agosto; la studiosa Carla Russo nel suo saggio “Chiesa e comunità nella diocesi di Napoli tra Cinque e Settecento” la cita come «l’unico caso in cui il santo per eccellenza della peste risulta titolare di un luogo di culto con specifica relazione alle sue doti taumaturgiche».

L’antica cappella del Seicento, abbattuta nel secondo dopoguerra per ampliare la piazza, fu ricostruita nel 1949 nello spazio antistante l’attuale Sala Consiliare del Comune di Casoria. Ma rispetto all’antica, la nuova chiesetta durò solo pochi decenni. Già pericolante, fu costretta alla chiusura col sisma del 1980, e gli ultimi resti furono abbattuti qualche anno più tardi per far posto al nuovo palazzo comunale. L’unica testimonianza superstite, l’antico altare secentesco di San Rocco, nel 1996 fu sistemato in una cappellina ricavata al piano ammezzato del vecchio municipio.

da «Il Giornale di Casoria» del 20 novembre 2011

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