Gabriele Stasi, “ideologo” della Napoli rivoluzionaria

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Editore e libraio, dotto bibliotecario, visse a Casoria, dove però è sconosciuto >>> Nel 1799, anno della gloriosa Repubblica Partenopea, prevalsero a Casoria i sentimenti sanfedisti e reazionari ispirati dalla Chiesa. I pochi rivoluzionari finirono in carcere, e qualcuno ci rimise anche la testa. Ma al di là di questi piccoli agitatori, Casoria ospitò più tardi un vero e proprio “ideologo” della rivoluzione: Gabriele Stasi, figlio del famoso editore e libraio Michele, la cui bottega era conosciuta in tutta Napoli.

Michele e Gabriele Stasi furono importanti protagonisti della nuova “stagione ideologica” che precedette la rivoluzione napoletana del 1799. A partire dalla seconda metà del Settecento, infatti, questi due dotti editori-librai intrapresero a proprie spese una serie di pubblicazioni e ristampe, condizionati e condizionando uomini di legge, colti religiosi, e la vivace élite intellettuale dell’epoca. Proprio a loro, la storica Flavia Luise ha dedicato un saggio intitolato “Librai-editori a Napoli nel XVIII secolo: Michele e Gabriele Stasi e il circolo filangieriano“. Nella sua ricerca, la Luise sottolinea che «gli Stasi, inseritisi nella vita culturale del ‘700, furono partecipi con le loro vicende personali delle nuove idee, e con la loro attività editoriale testimoniarono come il libro non fosse soltanto una merce in vendita, ma lo strumento per una formazione ideologica e per una convinta adesione agli ideali massonici». L’opera degli Stasi, insomma, fu fondamentale per il diffondersi degli ideali rivoluzionari, in nome della libertà di stampa. Libertà che Gabriele Stasi pagò a caro prezzo, prima con la censura borbonica, e poi addirittura con l’arresto, nel mese di giugno del 1800.

Brillante erudito, Gabriele ebbe l’incarico di realizzare un “Catalogo dell’edizioni del Secolo XV” esistenti nella biblioteca del duca Luigi Serra di Cassano, uno dei più stimati bibliofili a cavallo dei due secoli. Negli anni delle ritrovata libertà del periodo francese, all’epoca del governo napoletano di Giuseppe Bonaparte, fu inoltre nominato tra i Decurioni – i consiglieri comunali – della città di Napoli; e poi da 1807 ebbe l’incarico della vendita dei libri della Reale Stamperia.

La sua brillante carriera di politico, ma soprattutto di uomo di cultura, era però destinata ad essere fatalmente stroncata l’anno seguente. La libreria degli Stasi si trovava di fronte al monastero napoletano di San Gregorio Armeno, ma Gabriele abitava da un anno a Casoria, dove nel febbraio del 1807 comprò una masseria. Qui morì nel 1808, all’età di appena 36 anni. La notizia è annotata nei Libri dei Defunti (vol. VII, foglio 54) della chiesa di San Mauro, dove fu sepolto, e dove lo ricorda ancora una bella epigrafe del transetto dettata dalla moglie e dalla madre, che lo definiscono «bibliopola splendidus».

Fine promotore della stampa libera e della cultura moderna, Gabriele Stasi è pressoché sconosciuto a Casoria, dove non lo ricorda una scuola né una biblioteca, un’aula, una piazza o una via: nemmeno un vicolo.

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