L’affascinante storia «d’arme e d’amore» di Giacomo Torello

torello

Giallo storico nel Mezzogiorno svevo-angioino: era il figlio di Salinguerra? >>> A metà del Duecento venne a Napoli per fare la guerra e invece trovò l’amore: è la curiosa storia, affascinante e sconosciuta, di Giacomo Torello, dietro cui si cela anche un piccolo ‘giallo’ storico. Perché questo militare venuto a Napoli nel 1254 al seguito di papa Innocenzo IV è infatti molto probabilmente il figlio del famoso Salinguerra, il terribile ghibellino che dominò a lungo Ferrara e fu infine sconfitto. Giacomo però non era della stessa pasta del padre, e scelse di ‘scomparire’, deludendo tutti quelli che si aspettavano che riprendesse il potere. Sposò la figlia di un doge veneziano, ma visse sempre da fuoriuscito, ora dai feroci zii Ezzelini, ora altrove; e dal 1245, quando perse tutti i feudi paterni, fece lentamente perdere anche le sue tracce.

Molto probabilmente se ne andò a Fano, accolto dai più tranquilli zii Torelli. E  poi una decina d’anni dopo, imbarcandosi nella spedizione di Innocenzo IV, fece l’ultimo tentativo per recuperare i feudi, che proprio il papa gli aveva tolto. L’impresa fu un fallimento: ma battuto l’esercito e morto il papa, quando sembrava tutto perduto, a Casoria si innamorò di una donna e si rifece una vita. Ottenne anche un terreno dal vescovo di Napoli, e visse tranquillo fino al 1281, quando i tre figli lo seppellirono nella chiesa di San Benedetto. Qui lo ricorda ancora un bel monumento gotico ed una insolita epigrafe volgare, che racconta la storia di questo «homo de arme … per belleza de una donna maritato».

Partendo dallo studio del monumento funerario, questa singolare vicenda “d’arme e d’amore” è stata ricostruita attraverso documenti e cronache medievali nel saggio breve Giacomo Torello da Fano: una storia d’arme e d’amore nel Mezzogiorno svevo-angioino. La seconda edizione della ricerca, riveduta ed ampliata, è uscita (esclusivamente in formato digitale) per Oxiana ed è scaricabile gratuitamente da Google Libri.

dal «Corriere del Mezzogiorno» del 12 maggio 2009

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