Giulia, la santa di Casoria

salzano

La canonizzazione di madre Giulia Salzano e il sogno del turismo religioso >>> Passando per le intasate strade del centro, con i palazzoni che tolgono il respiro, o per la brutta piazza del municipio, nessuno direbbe che Casoria è terra di santi. Eppure, nascoste tra l’abbandono e la speculazione di un vecchio centro che di “storico” ha sempre meno, si incontrano belle chiese (come la secentesca basilica di San Mauro), e diversi istituti religiosi.

La “fioritura cattolica” di Casoria risale alla seconda metà dell’800, ed è legata all’opera sociale e politica di padre Ludovico, un francescano che tra la fine del regno Borbonico e l’unità d’Italia fu un grande ispiratore del movimento cattolico napoletano e meridionale. Figura ricca e complessa, Ludovico da Casoria (al secolo Arcangelo Palmentieri, beatificato nel 1993) fu un importante precursore della cultura dei diritti assistenziali, fondando in Italia oltre 200 istituti.

Richiamate dalla sua fama di santità, diverse religiose decisero di stanziarsi a Casoria, all’epoca tranquillo sobborgo a due passi dal capoluogo. Qui nacquero nel giro di un decennio, tra gli anni Ottanta e Novanta dell’800, tre congregazioni religiose: le “Adoratrici della croce” di Maria Luigia Velotti, le “Sacramentine” di Maria Cristina Brando e le “Catechiste del Sacro Cuore” di Giulia Salzano. Queste ultime due sono state beatificate nel 2003, ed ora, a distanza di pochi anni, per la Salzano è arrivata anche la canonizzazione. Domenica (17 ottobre 2010), infatti, sarà una dei sei nuovi santi proclamati da Papa Benedetto XVI in piazza San Pietro a Roma.

Originaria di S. Maria Capua Vetere, “Donna Giulietta” era giunta a Casoria nel 1884, assunta dal Comune come maestra elementare: compito che portò avanti con grande difficoltà, facendo lezione anche in casa sua, e al quale affiancò l’insegnamento del catechismo. Morì nel 1929, quando alla generazione dei santi casoriani era seguita quella degli alti prelati. Primo tra tutti Luigi Maglione, il diplomatico che nel 1918 ricucì i rapporti del Vaticano con la Svizzera dopo oltre trent’anni di silenzio, e che fu il primo ed unico Segretario di Stato di Pio XII. E casoriani erano anche Alfonso Castaldo, arcivescovo di Napoli tra 1958 e il ‘66, nei delicati anni del Concilio Vaticano II, e Antonio Del Giudice, scomparso nel 1982, nunzio apostolico in paesi difficilissimi come il Kuwait.

Con la sua storia, con i suoi santi e beati, Casoria sogna di divenire una meta di turismo religioso, come Pietrelcina o San Giovanni Rotondo. Ma la sua realtà per ora è ancora un’altra, schiacciata dalla periferia di Napoli, che porta congestione e degrado. Una conurbazione affollata e disordinata, in mezzo alla quale chiese e istituti religiosi sono solo delle “oasi”, insieme al bel museo di arte contemporanea di Antonio Manfredi. Certo, ci sono i progetti: ieri la “Città del libro” dell’editore Liguori che prometteva di farle voltare pagina, oggi il “Più Europa” con un ambizioso programma di riqualificazione urbana. Progetti, e la solita promessa: domani sarà un giorno migliore. Ma intanto i giovani vanno via, a cercare quel lavoro che i loro padri cassintegrati stanno perdendo, la microcriminalità fa paura e la camorra fa affari, il centro storico cade a pezzi e la speculazione edilizia non si è mai fermata. Insomma, quello che ci vorrebbe a Casoria, forse, è proprio un miracolo.

da «La Repubblica» del 12 ottobre 2010

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