Il culto di San Mauro a Casoria

mauro

Appunti da una ricerca inedita condivisa con il professor Claudio Ferone >>> Il culto di San Mauro a Casoria è così antico da confondersi con la leggenda popolare. Secondo una diffusa e radicata tradizione locale, Casoria sarebbe addirittura il “territorio gentiano” donato dal padre di Mauro a San Benedetto nel lontano anno 529. Il preposito Arcangelo Paone, che alla fine dell’Ottocento intraprese una ricerca su questo tema, si imbatté in una serie di vistosi falsi medievali, presunti atti di donazione del VI Secolo. In realtà, l’introduzione del culto a Casoria è certamente più tardo, come ha dimostrato nel 2006 un ricco e documentato saggio di Claudio Ferone. Di vecchia famiglia casoriana, preside della Facoltà di Lettere dell’università “Lumsa” di Roma, Ferone è prematuramente scomparso nel luglio del 2008: in quei due anni ho avuto la fortuna di apprezzarne le sue straordinarie doti, umane prim’ancora che accademiche, e di condividere con lui lo studio di nuovi importanti documenti sul culto di San Mauro a Casoria. Questo articolo riprende la prima parte di quella piccola ricerca, portata avanti confrontandosi col professor Ferone, ma rimasta poi purtroppo inedita.

Partiamo dall’inizio: chi era San Mauro? Di lui si hanno solo poche notizie certe, riportate nei “Dialoghi” di papa Gregorio Magno: era un giovane di grande sensibilità, che fu affidato dal padre Eutichio a Benedetto perché lo educasse, e divenne in breve un valido aiuto del suo maestro; salvò il compagno Placido camminando sulle acque e fu rimproverato per aver esultato della morte di un nemico di Benedetto. Tutto questo, avveniva intorno alla metà del VI Secolo nel basso Lazio, tra Subiaco e Montecassino.

Per avere nuove notizie bisogna aspettare tre secoli, e precisamente l’anno 863, quando apparve in Francia una discussa biografia. Si tratta del cosiddetto “Pseudo-Fausto, sedicente racconto di un tale Fausto, compagno di Mauro, che era opera in realtà dell’abate Odone di Glanfeuil. Nel testo, per la prima volta, Mauro appare impegnato in una missione di evangelizzazione della Francia, dove sarebbe giunto invitato da un vescovo del luogo per diffondere la regola di Benedetto. L’operetta di Odone ebbe una grande fortuna ed è certamente alla base della straordinaria fioritura (francese prima che italiana) del culto di San Mauro nel X secolo, che ha acceso un affascinante e problematico dibattito. Da secoli si discute infatti senza soluzione se Odone abbia confuso (per calcolo o per errore) le reliquie di un tale “monaco e levita” Mauro con quella del discepolo di San Benedetto; se si sia inventato la missione in Francia, o abbia solo sistemato per iscritto un’antica tradizione orale inevitabilmente corrotta dagli anni (a ciò si potrebbero attribuire i numerosi errori storici contenuti nell’opera). Più che storicamente accettabile, dovettero trovare decisamente “conveniente” questa seconda ipotesi i benedettini dell’abbazia di Cluny, istituzione politico-religiosa sostenuta dal Papato, che proprio nel X Secolo consolidava il proprio straordinario potere. Ai Cluniacensi è legata l’introduzione del culto di San Mauro negli attuali territori italiani di Piemonte, Lombardia e Romagna: luoghi facili da confondere con le “tappe” del presunto viaggio compiuto dal discepolo di San Benedetto da Roma verso la Francia.

Passiamo ora al culto in Campania. Alla fine X secolo, l’abate Mansone di Montecassino fece costruire una chiesa dedicata a San Mauro a «Casale in Liburia», che secondo recenti ricerche potrebbe essere l’attuale chiesa di San Maurizio in Frattaminore. Nel 1030 il vescovo di Amalfi Lorenzo, monaco benedettino, dedicò a Mauro un’operetta in versi ispirata alla biografia di Odone. E dalla Francia, dal famoso monastero di Cluny, intorno al 1032 giunsero a Montecassino anche le reliquie del santo: un braccio d’argento modellato a mo’ di torri.

In questo contesto, va inquadrata la prima notizia sulla chiesa di Casoria, che risale al 1092. A quell’epoca, doveva trattarsi di una semplice cappella di campagna, ed molto probabilmente che il culto fu introdotto dai monaci del monastero napoletano di San Gregorio Armeno, che possedeva numerose masserie nella zona. Sviluppandosi il casale, nel 1429 fu istituita ufficialmente la parrocchia sotto il patronato della Universitas (il Comune dell’epoca) e dei particulares, ovvero i notabili del luogo.

Ai primi del Seicento fu avviata poi la fabbrica della nuova chiesa, mentre il culto di San Mauro viveva in Francia una nuova eccezionale fioritura, con la nascita nel 1618 della Congregazione benedettina dei “Maurini”. Intanto, nel nome di San Mauro, l’Universitas di Casoria avviò un’imponente riorganizzazione agraria, arrivando fino a Ponticelli e alle falde del Vesuvio. Nel 1672 l’effige del santo fu collocata sull’antica cappella di San Brancaccio (titolo corrotto nei secoli in San Pancrazio) sulla Via delle Puglie e il suo culto raggiunse persino le chiese della Annunziata di Trocchia, dove è ancora molto vivo, e di San Rocco di Ponticelli.

Aumentando sempre di più il prestigio della chiesa di Casoria, nel 1700 fu istituita la Collegiata: un “capitolo” di 20 sacerdoti presieduti da un preposito che contribuì in modo decisivo a rilanciare il culto di San Mauro nel paese. Nel 1783, infatti, fu istituita una “messa propria” del santo cantata in gregoriano; e nel 1828 fu “importato” da San Mauro Castelverde vicino Palermo un “esercizio di devozione”, ovvero la tradizionale “novena” (pubblicata per la prima volta proprio in Sicilia nel 1748).

Solo a Casoria, inoltre, alla tradizionale festa di San Mauro del 15 gennaio – ricorrenza della morte del santo – fu aggiunta nel 1803 con l’autorizzazione di Pio VII un’altra festività che ricorre la seconda domenica di luglio, per ricordare l’arrivo delle reliquie portate da un “capitano francese”, avvenuta presumibilmente ai primi del Cinquecento, all’epoca degli scontri tra Francia e Spagna per il controllo di Napoli.

da «Il Giornale di Casoria» del 12 giugno 2011

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