La storia di Carmignano

carmignano

Da un palazzo distrutto alle antichissime origini di Casoria >>> Tra le distruzioni urbanistiche e della memoria operate nell’amena città di Casoria, quella del palazzo di Carmignano (chissà se ancora qualcuno conserva una foto, qualche immagine scampata alla distruzione?) è una storia sconosciuta, ma di straordinario interesse.

Questo enorme palazzo a corte – il più grande di Casoria – sorgeva tra l’attuale vicolo quinto Marco Rocco e via Leonardo Da Vinci. Sappiamo che apparteneva al nobile Cesare Carmignano, patrizio napoletano del Seggio di Montagna; che per abbellire la cappella privata del palazzo, commissionò nel 1619 al pittore Filippo Vitale un quadro raffigurante S. Maria di Costantinopoli con i santi Severo e Gennaro (che fine ha fatto quest’opera? chissà). A Don Cesare è legata la costruzione nel 1627 di un nuovo acquedotto per la città di Napoli, che comprendeva anche la realizzazione di un canale che univa i Regi Lagni con il “Fiume Reale” di Arpino.

Sappiamo che Carmignano apparteneva ad una delle più antiche famiglie napoletane. Ma nessuno può immaginare quanto antica, e il fatto che, proprio a Casoria, si possono forse rintracciare le origini stesse del suo casato.

Sfogliando infatti i documenti del periodo ducale, troviamo una località chiamata «Carminianum» in cui nel 1024 il monastero napoletano dei Santi Sergio e Bacco possedeva una “obbedienza”: si trattava certamente di una masseria di un vassallo, che ospitava forse anche dei monaci, e che serviva come punto di raccolta delle rendite – pagate in frutti, frumento, vino – del circondario. Un altro documento del 1133 specifica che il «loco qui vocatur Carminianum, …. est foris in loco qui vocatur Casa aurea»: «Carminianum» si trovava cioè «foris», appena fuori, dell’abitato di Casoria. La descrizione corrisponde, insomma, alla zona del vicolo di Carmignano e dell’omonima tenuta nobiliare ormai distrutta.

Ma c’è un particolare che non torna: siamo nel Mille, cioè nel cuore del Medioevo, ben 600 anni prima di Don Cesare Carmignano. Da dove viene questo nome, allora? e che cosa significa? Senza ricorrere a grandi interpretazioni, semplicemente, come molti altri toponimi simili, deriva dal latino, e indica quasi certamente una proprietà: in questo caso, proprietà di un tale Carminium, o piuttosto di una famiglia, una “Gens Carminiana“. Possibile, dunque, che si tratti addirittura di un insediamento di epoca romana? E chi era questo Carminius? Lo storico cinquecentesco Antonio Ferrari ci dà notizia di un centurione vissuto nel I Secolo, tale Caius Carminius Celer, a cui furono assegnati vasti possedimenti in Italia meridionale, dove si stabilì insieme ai suoi soldati: poderi che passarono poi ai suoi successori col nome di Praesidium Carmianensis o Carminianum. Possibile che uno di questi si trovasse sul territorio dell’attuale Casoria? A questo punto è sorprendente il racconto dei “segni” del territorio. Il palazzo di Carmignano è infatti perfettamente in linea con la prima centuriazione dell’entroterra di Napoli, operata all’epoca dei Gracchi (131 a.C., in attuazione della Lex Agraria Sempronia del 133): è l’ultima traccia di questa antichissima divisione del territorio, insieme all’attuale via Modigliani, il cosiddetto “vicolo ‘a spuntatora”. In pratica, il vicolo è l’ultima persistenza di un decumano, mentre l’area del palazzo domina l’intera “insula”, cioè il quadrato di terra incorniciato dai cardini e dai decumani. Una testimonianza eccezionale, insomma, di uno dei più antichi nuclei abitati dell’area casoriana, risalente ai primi secoli dopo Cristo.

da «Il Giornale di Casoria» del 27 novembre 2011

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