Euromercato Casoria: un pezzo di storia della grande distribuzione

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Dal successo al fallimento, la parabola del primo centro commerciale del Sud Italia >>> La linea che separa passato e futuro della grande distribuzione a nord di Napoli è un striscia di degrado chiamata Cantariello, una strada dissestata che corre tra svincoli e discariche, rifiuti tossici e accampamenti di rom, e unisce, a poche centinaia di metri, il primo centro commerciale dell’intero Mezzogiorno e il nuovo progetto che promette di minacciare il primato dei più importanti centri commerciali della Campania.

L’ex Euromercato di Casoria è davvero il passato remoto della grande distribuzione: inaugurato nel 1978, fu il secondo centro commerciale italiano dopo quello brianzolo di Paderno Dugnano, e in assoluto il primo nel Sud; da settembre del 2011 è chiuso per ristrutturazione, ma chissà se aprirà mai più. Policentro Afragola, invece, è il futuro non tanto semplice della gdo, presentato con ottimismo all’Expo del Retail di Milano dello scorso giugno.

Quella dell’Euromercato è una storia lunga più di trent’anni e comincia a metà degli anni Settanta con lo “Scandalo Eurostanda”: un’inchiesta giudiziaria avviata nel 1976 che vede coinvolti vari amministratori dell’epoca, dal Comune alla Regione, per la concessione di licenze facili. Si tratta di irregolarità amministrative, ma emerge anche un presunto giro di mazzette – si parla di 300 milioni di lire – che tuttavia non sarà mai contestato come corruzione, ma assurdamente archiviato come episodio di “malcostume politico”.

Il vero problema è che con gli anni Settanta a Casoria stanno chiudendo una dietro l’altra le cento fabbriche che ne avevano fatto un simbolo, silenziosamente dimenticato, dello sviluppo industriale del Mezzogiorno. Molte aziende sono in crisi e minacciano licenziamenti: la settimana prima dell’inaugurazione, duecento senzalavoro occupano il Comune, e la Democrazia Cristiana costruisce la campagna elettorale sulle assunzioni nel nuovo ipermercato.

L’Euromercato si inaugura il 18 giugno 1978. La cosa più costosa che si può acquistare è un televisore a colori 26 pollici a 8 canali, prezzo 420mila lire. Per il resto, è tutto a buon mercato, dalla pasta di 500 lire al chilo alla maglietta di cotone che ne costa solo 950. Alimentari, abbigliamento casual, accessori per la casa e il tempo libero: “tutto per tutti a prezzi scontati” dice la pubblicità. Per le massaie è una rivoluzione, e di anno in anno il successo supera ogni aspettativa con i mitici “3×2”: sono gli anni del consumismo, ultima incosciente stagione di benessere del Bel paese. Nel 1988 l’ipermercato passa alla Fininvest di Silvio Berlusconi che acquista l’intero Gruppo Standa. Lo rivende nel 1994, ma a malincuore: «Quanti solidi ho perso con l’Euromercato di Casoria!» confida qualche anno dopo il Cavaliere a un candidato sindaco della cittadina invitato ad Arcore.

Ma la fortuna non dura ancora a lungo. Nel 1999 si inaugura tra le campagne di Afragola (il paese di Antonio Bassolino) l’Ipercoop: una nuova concezione di centro commerciale affiancato da una ricca galleria con decine di negozi, a cui si aggiunge dopo qualche anno il cinema multisala. Per l’Euromercato, che intanto è passato alla francese Carrefour, è l’inizio della fine, perché in pochi anni cominciano a sorgere nei dintorni di Napoli decine di piccoli e grandi centri commerciali.

Come se non bastasse, negli anni seguenti a Casoria cambiano anche gli scenari societari. Nel 2006 lo stabile, proprietà della BNL, viene acquistato da un privato, l’immobiliarista Tornatore. Per quanto riguarda invece l’azienda, dopo aver tentato una ristrutturazione, nel 2010 Carrefour la vende all’imprenditore Luciano Novelli che si propone di rilanciarla sotto il nuovo marchio di “Ipercasoria”. Tra settembre 2011 e i primi del 2012 il centro commerciale chiude ufficialmente per ristrutturazione. I 200 dipendenti finiscono in cassa integrazione. Da allora la struttura non ha mai più aperto, e gli appelli e le proteste degli ex-dipendenti si sono fatti sempre più frequenti e allarmati da quando si sono resi conto che è tutto fermo. Lo stop, ufficialmente, è dovuto alla crisi che in primavera ha impedito agli imprenditori di onorare gli impegni presi. Ma la situazione è precipitata ad ottobre, quando Gianfranco Tornatore, proprietario dell’immobile, è stato arrestato per bancarotta fraudolenta nell’ambito di un’altra vicenda (il fallimento del Gold Hotel).

Intanto, mentre a Casoria si infiamma la protesta per una situazione che appare sempre più disperata, a giugno del 2012 all’Eire (Expo Italia Retail Estate) di Milano si presenta con sfavillanti render un progetto avveniristico localizzato proprio a poche centinaia di metri dall’ex Euromercato. Si tratta di un centro commerciale polifunzionale di ultima generazione, di oltre 55mila metri quadri: “Policentro Afragola”. Un ipermercato, 9 grandi locali, 127 tra negozi e food, 3mila posti auto. Tutto questo, accanto ai megastore di Ikea e Leroy Merlin: «una location che diventerà in assoluto la destinazione commerciale più visitata di tutto il bacino nord-ovest di Napoli e del suo hinterland» dice la brochure, che parla anche di un nuovo collegamento diretto con le autostrade. L’iniziativa è del “Gruppo Policentro” di Agrate Brianza, lo stesso che ha appena avviato la costruzione di una megastruttura di 26 ettari a Partinico nel Palermitano, un progetto milionario da anni al centro di infuocate polemiche.

Afragola e Casoria, il futuro e il passato. L’ennesima promessa di sviluppo contro l’ennesima area dismessa. Perché una cosa è certa: se partirà il progetto Policentro, l’ex Euromercato non avrà più alcuna speranza, e sarà finito un pezzo di storia. Insieme al futuro di 200 famiglie.

da «La Repubblica» del 14 novembre 2012

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