L’arcivescovo Del Giudice/ in Vaticano ai tempi della Guerra Fredda

delgiudice

[Martedì 16 aprile 2013] Il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ricorda a Casoria la figura di monsignor Del Giudice nel centenario della sua nascita. Ma chi era Del Giudice? >>> Per capirlo non basta una lunga trafila di date e di incarichi, ma bisogna ricostruire gli scenari in cui ha operato per quarant’anni al servizio della Santa Sede: negli anni della guerra fredda, Antonio Del Giudice è stato un diplomatico attento e discreto che ha avuto a che fare con i governi di mezzo mondo, quasi uno «007» del Vaticano. Non si spiegherebbe altrimenti, la sua presenza nei teatri più caldi del Novecento: dalla Spagna franchista al Sudamerica lacerato dalle rivoluzioni, passando per la Corea tagliata in due tra comunisti e americani, fino al Medio Oriente incendiato dalle guerre per il petrolio.

L’importanza di nascere a Casoria. Quando è morto a Baghdad, nel 1982, monsignor Del Giudice aveva 69 anni. A Casoria però tornava spesso, perché sapeva bene quant’era stato importante nascere proprio qui, in quell’aprile del 1913. Figlio del farmacista del paese (che sarà anche podestà fascista), ancora ragazzo mosse i primi passi nell’Azione Cattolica della chiesa San Mauro dov’era parroco Alfonso Castaldo, che di lì a qualche anno divenne vescovo di Pozzuoli e poi nel dopoguerra arcivescovo di Napoli. Dopo la maturità al liceo “Garibaldi”, Del Giudice entrò in seminario; ma ben presto si trasferì a Roma, dove poteva contare su un altro casoriano, il potentissimo cardinale Luigi Maglione. Fu ordinato sacerdote nel 1936 a San Giovanni in Laterano, e nel ’40 si laureò in teologia e “in utroque iure” (cioè in diritto civile e canonico) presso la “Pontificia Accademia degli Ecclesiastici” discutendo una tesi sulla circoscrizione delle diocesi del Regno delle Due Sicilie. Intanto, Maglione era divenuto segretario di stato di Pio XII, e fu certamente lui a guidare i primi passi del giovane nella carriera diplomatica.

I primi incarichi diplomatici. Dopo una breve esperienza a Scutari, nell’Albania occupata dagli italiani, nel 1942 Del Giudice venne inviato presso la Nunziatura di Spagna, dove trascorse ben dieci anni come segretario del Nunzio Apostolico Gaetano Cicognani.  Un decennio cruciale per il generale Franco, che doveva dismettere i panni di fascista per avviare una nuova formula di regime – la cosiddetta “democrazia organica” – e che trovò un punto di riferimento fondamentale proprio nella Chiesa (in particolare nell’Opus Dei). L’esperienza maturata in Spagna fu significativa, e portò Del Giudice a ricoprire una serie di delicati incarichi diplomatici in giro per il mondo, spesso in controversi scenari che vedevano fronteggiarsi interessi americani, dittature militari, e tentativi rivoluzionari comunisti.

Tra le rivoluzioni del Sudamerica. Nel 1952 giunse infatti in Ecuador, dov’era stato appena eletto il vecchio presidente Velasco Ibarra, che al suo terzo mandato si atteggiava a “padre della patria”, ma governava con metodi dittatoriali. Nel 1958 lasciò il Sudamerica per volare dall’altra parte del mondo; fino al ’60 fu infatti alla Inter-nunziatura di Formosa, l’attuale Taiwan, la grande isola della “Repubblica di Cina” che rivendicava l’indipendenza dalla comunista Repubblica popolare cinese. L’anno seguente lo trascorse nell’India di Nehru, successore di Ghandi. Ma è nella Repubblica Dominicana, che Del Giudice portò a segno la sua missione più delicata. Quando giunse come “incaricato d’affari” a Santo Domingo, alla fine del 1961, era stato appena rovesciato il regime del dittatore Truijllo, ucciso dai militari. Del Giudice ospitò nella Nunziatura il presidente provvisorio, lo scrittore Joaquín Balaguer, procurandogli un salvacondotto per l’estero mentre i rivoluzionari prendevano il potere.

Nella corea divisa in due. Compromessa la situazione dominicana, nell’aprile del 1962 volò in estremo oriente, come delegato apostolico in Corea, con l’obiettivo, ancora più difficile, di stringere rapporti diplomatici con il paese tagliato in due dal 38esimo parallelo. A giugno tornò però a Casoria, nella chiesa di San Mauro, dove fu solennemente consacrato Arcivescovo di Gerapoli di Siria dal cardinale Amleto Cicognani, segretario di stato di Giovanni XXIII: alla celebrazione era presente anche l’ambasciatore di Corea, il generale Chong Chang Lee. Negli anni che seguirono, Del Giudice riuscì a portare a segno la sua missione, stringendo rapporti con il governo militare di Seul, e nel 1966 fu istituita ufficialmente la Nunziatura in Corea.

Il ritorno in Sudamerica. Un anno dopo tornò così come Nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, dove intanto era tornato anche Balaguer, che aveva avviato un nuovo corso politico con il “partito riformista social-cristiano”. Il ruolo della Chiesa nel mantenimento di una stabilità politica (filo-americana ed anti-comunista) non escludeva tentativi di dialogo con i fronti rivoluzionari. Forse proprio in questi panni, nel 1970, Paolo VI mandò Del Giudice in Cile come inviato speciale al “Te Deum” ecumenico per l’insediamento del nuovo presidente Salvador Allende (ma sappiamo tutti come finì, tragicamente, questa storia). Del Giudice rimase in Sudamerica fino al 1974 come Nunzio in Venezuela, un paese che proprio in questi anni raggiunse il massimo livello di sviluppo – grazie anche alla forte immigrazione italiana – con il patto di alternanza tra il fronte socialista (Acciòn Democratica) e quello democristiano del Copei (comitato di organizzazione politica elettorale indipendente).

Mediterraneo e Medioriente: le missioni impossibili. A metà degli anni Settanta, poi, gli fu assegnato un nuovo fronte caldo con vere e proprie “missioni impossibili”. Nel dicembre del ’74, una settimana dopo la proclamazione della repubblica, Del Giudice giunse a Malta. Qui doveva fare i conti con Dom Mintoff, il combattivo capo del partito laburista già noto per le sue battaglie contro il sistema britannico e la Chiesa cattolica, e le loro ingerenze nelle questioni mediterranee legate al petrolio. La missione diplomatica fallì, e alla fine del 1977 il Nunzio lasciò Malta come “persona non grata”. L’anno seguente fu inviato nel cuore dell’incendio politico e religioso che stava per scoppiare in Medio Oriente: Nunzio apostolico in Iraq e poi nel piccolo Kuwait, nei regni del petrolio tanto cari agli interessi americani, che nel 1980 precipitarono nella prima “guerra del golfo”. C’era poco da stare tranquilli: da una parte il neopresidente iracheno Saddam Hussein, dall’altra l’Iran fondamentalista dell’ayatollah Komeyni. Una guerra di cui Del Giudice non riuscì a vedere la fine, perché morì a Baghdad in una calda giornata di agosto del 1982. La salma fu rimpatriata, e una decina di anni dopo a Casoria gli fu dedicato un monumento nella chiesa di San Mauro, accanto a quello del cardinale Maglione. Agli onori cittadini, però, non è mai seguita un’adeguata conoscenza della sua storia. E solo ora, rileggendo con attenzione le tappe della lunga carriera diplomatica, emerge l’importanza dei suoi incarichi.

da «La Repubblica» del 13 aprile 2013, poi ripreso da «Il Domenicale di Casoria» del 21 aprile 2013.

Dedicato sotto forma di dossier al card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, con NOTA BIBLIOGRAFICA: – Una prima ricostruzione dell’attività diplomatica dell’Arcivescovo Del Giudice è stata tracciata da E. M. Jovine, S. E. Mons. Antonio del Giudice viene consacrato Vescovo in Casoria, «Bollettino Ecclesiatico» della Archidiocesi di Napoli, 1962, n. 7, pp. 161-63. Completano queste notizie il breve profilo in C. Genovese, Chiesa di San Mauro abate, Napoli-Roma, LER, 1996, p. 139. Queste prime note sono state variamente riprese in P. Di Petta, Alfonso Castaldo, Napoli-Roma, LER, 1997, pp. 331-34; Id., Messaggero di pace: Il Nunzio apostolico, Arcivescovo Antonio Del Giudice, nativo di Casoria, morto in Iraq, «Nuova Stagione», LXII (2008), n. 17 del 4 maggio. La nomina a Prelato domestico di S.S. è in Acta Apostolicae Sedis: Commentarium officiale, XXXXVI (1954), Serie II, vol. 21, p. 121. Sui rapporti con il presidente dominicano Balaguer vedi *Balaguer se ha rifugiado en la Nunciatura Apostolica en Santo Domingo, «La Vanguardia Espanola», 22 gennaio 1962; M. Guerrero, Enero de 1962: El despertar dominicano, Santo Domingo (RD), Ediciones Mograf, 19881 e 19912, pp. 222-23. E poi ancora El Presidente y el Nuncio, «Ahora!», VII (1969), n. 298, pp. 3-4; e S. Figueredo, *El Nuncio y la Iglesia Dominicana, «Ahora!», IX (1971), n. 383, pp. 9-13. La notizia della presenza al “Te deum” per il presidente cileno Allende è riportata in La Revista Catòlica [Archidiocesi di Santiago del Cile], LXXII (1972), n. 1015, p. 5885. Per l’attività in Corea, vedi invece A. Sodano (card.), Omelia per Concelebrazione eucaristica nella chiesa del pontificio collegio coreano [11 dicembre 2003], «L’Osservatore Romano»,13 dicembre 2003. Sulla missione di Malta e la notizia dell’allontanamento come “persona non grata” vedi gli articoli *Pro-Nuncio dies, «Catholic Herald», 3 Settembre 1982; ed anche *Apostolic Nuncio’s mission, «The Sunday Times», 21 dicembre 2003.

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