Casoria 1913/ politica e camorra, un tragico “esperimento elettorale”

elezioni1913

Quelle del 26 ottobre 1913 – poco più di un secolo fa – furono le prime elezioni italiane a suffragio universale maschile: un appuntamento importante, che fece di Casoria un caso nazionale >>> Con la nuova legge, andarono a votare per la prima volta tutti i maschi di 30 anni e i 21enni che avevano assolto il servizio militare. Ma il risultato di questo «primo esperimento della riforma elettorale» (come lo definì Raffaele De Cesare) mise a nudo tutta la fragilità della società meridionale, e gli assurdi meccanismi di potere – lecito e illecito – che la dominavano. Accadeva, ad esempio, che la Polizia ricorresse alla mano violenta della Camorra per reprimere gli scioperi nelle campagne. Ma a metà di settembre del 1913, Edoardo Scarfoglio denunciò dalle colonne del Mattino qualcosa di più grave: «il sottoprefetto, Girardi e Gargiulo – scrisse – hanno lanciato nella lotta di Casoria tutti i delinquenti di Montecalvario, di Melito, di Frattamaggiore, di Secondigliano». In quei giorni, i fatti di Casoria arrivarono sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali.

Tutto cominciò la sera del 15 settembre, sotto la casa del candidato Marco Rocco; un suo sostenitore, Luigi Iodice, fu ferito a colpi di pistola da un gruppo di pregiudicati che parteggiavano per il medico frattese Angelo Pezzullo, avversario del Rocco alle elezioni; la lite si spostò presto in piazza, dove esplose un vero e proprio tumulto popolare: la polizia sparò sulla folla ferendo Tommaso Aversano e uccidendo un prete, Vincenzo Di Fiore, che si era affacciato alla finestra per calmare gli animi. Un morto e due feriti: un bilancio tragico, ma che fu solo l’inizio di una escalation di violenze e di terrorismo che continuò fino al giorno delle elezioni.

Marco Rocco non era un santo: la sua famiglia era al potere da almeno trent’anni; il sindaco in carica, Domenico Ferone, era il marito di una sua nipote. Ma a leggere le cronache dell’epoca, è evidente che la camorra si accanì contro di lui, in combutta con il Prefetto e la Polizia; e con questa assurdo sodalizio tra malavita e governo, ovviamente a nulla valsero le sue denunce, pubblicate dai giornali e arrivate fino al parlamento.

Denunce che a rileggerle, sono veramente impressionanti. Dopo gli scontri del 15 settembre, furono vietate le manifestazioni di piazza, e per tenere il popolo a bada la Polizia ricorse a un guappo, un delinquente chiamato Ciancolone. I sostenitori di Marco Rocco vennero inseguiti per le vie e schiaffeggiati, costretti a fuggire a Napoli per salvarsi. A Frattamaggiore fu assalita e chiusa la redazione del giornale “O’ Muschillo”, che sosteneva il Rocco. Quando il comitato elettorale, esasperato, chiamò una società di polizia privata di Napoli, il sottoprefetto fece immediatamente rapporto e allontanò le guardie. Una settimana prima delle elezioni, una delegazione di magistrati e avvocati si recò dal Presidente del Tribunale di Napoli, che interessò il Procuratore del Re e chiese l’invio di forze a Casoria: ma il governo non credette opportuno intervenire. La sera prima delle elezioni, furono prese di mira le case dei sostenitori di Marco Rocco: a Casoria, a Frattamaggiore e a Grumo Nevano: colpi di pistola, vetri fracassati, bombe a mano.

La Stampa di Torino titolò sui fatti di Casoria: «Come nei Balcani»; e sul giorno delle votazioni: «Una pagina elettorale degna di romanza». Ai seggi, che erano presidiati da gruppi di delinquenti armati, ci furono due feriti. Alcuni rappresentanti politici denunciarono di essere stati allontanati dal seggio; uno di loro andò dall’ufficiale di servizio, e insistette perché intervenisse con la truppa: appena lo videro tornare, i delinquenti andarono in mezzo ai soldati e lo malmenarono, strappandogli la denuncia. Il Comitato elettorale avversario distribuì inoltre denaro per comprare i voti: nel ricorso alla Camera c’era un elenco con nomi e i cognomi. Ovviamente, Marco Rocco perse le elezioni (con uno scarto di circa 1.800 voti su 11mila votanti, ma la vittoria dell’avversario fu convalidata solo due anni dopo, nel dicembre del 1915). Il Mattino scrisse che era caduto «uno dei pilastri del blocco di potere napoletano».

da «Il Domenicale di Casoria» del 3 novembre 2013

Bibliografia: Sulle citazioni del Mattino vedi F. Barbagallo, Stato, Parlamento e lotte politico sociali nel Mezzogiorno: 1900-1914, Napoli, Guida, 1980, p. 460; e Id., Il Mattino degli Scarfoglio (1892-1928), Milano, Guanda, 1979, p. 146. Per le cronache, vedi in particolare gli articoli Tragici prodromi elettorali: Un morto e due feriti a Casoria, «La Stampa», 16 settembre 1913; Il tragico episodio di Casoria e Un’altra protesta dell’on. Marco Rocco, «La Stampa», 18 settembre 1913; e poi Le gravi denunzie sull’elezione di Casoria alla giunta delle elezioni, «La Stampa», 14 febbraio 1914. La vicenda di Casoria fu ripresa subito da R. De Cesare, Il primo esperimento della riforma elettorale, «Rassegna Contemporanea», VI (1913), serie II, fasc. 22 del 25 novembre, p. 557; e poi riportata anche nella *Storia del Parlamento Italiano, a cura di N. Rodolico – G. Sardo – D. Novaccovo, Palermo, Flaccovio, 1963, vol. 11, p. 250.

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