Dai primi insediamenti del territorio all’attuale congestione urbana

piazza333

Lo sviluppo urbano di Casoria dall’antichità ad oggi: un rapido excursus >>> Le notizie dell’antichità sono, ovviamente, delle pure curiosità. Ma forse qualcuno troverà interessante il fatto che la forma del centro storico di Casoria è dovuta alla sovrapposizione di due centuriazioni romane che segnarono il territorio, al tempo dei Gracchi e sotto l’imperatore Augusto; a quell’epoca fiorivano su questo territorio appena un paio di insediamenti: Carminianum, (corrispondente al monumentale palazzo Carmignano, distrutto negli anni Ottanta) e l’altro corrispondente all’attuale via Modigliani (il cosiddetto vicolo ‘a spuntatora), dove sorgerà poi la chiesa di San Benedetto.

Nell’alto medioevo l’agro casoriano, in parte coperto da boschi, era proprietà dei monasteri basiliani di Napoli, come quello dei Santi Sergio e Bacco, che installò una sua “obbedienza” a Carmignano. A loro si sostituirono, a partire dal VI Secolo, i Benedettini di San Sebastiano e poi di San Gregorio Armeno, che fissarono il loro “quartier generale” a due passi dall’attuale piazza, nel vicolo di San Liguoro; a loro è dovuta l’introduzione del culto di San Mauro, e la nascita della chiesa intorno alla quale si aggregherà un nuovo insediamento.

C’è da dire che l’antico territorio di Casoria doveva essere molto più vasto dell’attuale (estendendosi da Frattaminore a Trocchia, e da Afragola a Ponticelli) ma nella seconda metà del X Secolo fu diviso tra Napoletani e Longobardi, e le varie dominazioni che si susseguirono resero poi impossibile ricostruire l’antico agro.

In generale, dunque, il paese si sviluppò intorno a tre centri: l’insediamento Carmignano-San Benedetto; l’insediamento San Liguoro-Piazza (conosciuta fin dai documenti più antichi come “piazza dell’olmo”, certamente dominata da un albero secolare); e la zona di San Mauro, che guardava i possedimenti agricoli fino alle pendici del Vesuvio.

La struttura urbana di Casoria si consolidò intorno questi centri, e rimase immutata per molti secoli. Cominciò a rinnovarsi a partire dal Cinquecento, quando la città di Napoli, flagellata da epidemie e carestie, portò molti benestanti a spostarsi nei casali del circondario, trasformando le loro tenute di campagna in palazzetti signorili. Un rilancio che dovette divenire significativo nei primi decenni del Seicento, quando sorsero anche le fabbriche delle nuove chiese di San Mauro e di San Benedetto, ricostruite più belle e più grandi per soddisfare le nuove esigenze della popolazione.

Il rinnovamento urbano continuò per tutto il Settecento, con ampliamenti e ristrutturazioni, ma subì una battuta ai primi del secolo successivo, quando Casoria divenne capoluogo di Circondario e sede della Sottointendenza (poi Sottoprefettura), e la presenza delle istituzioni centrali limitarono non poco l’azione degli amministratori locali. A dare qualche impulso all’ampliamento urbano del vecchio centro fu l’apertura del nuovo tracciato della Sannitica nella prima metà dell’Ottocento (con il lento sviluppo dei primi tratti delle attuali via Marconi e via Manzoni); e poi l’arrivo del tram nel 1881, che attraversava l’attuale Corso Umberto/via Verre, fino al passaggio a livello con la piazzetta della vecchia stazione ferroviaria (da anni occupata abusivamente); e fu proprio la linea tranviaria, l’asse di un progetto di riqualificazione che unì le piazze di Casoria e di Afragola tra la fine del secolo e i primi del Novecento. Bisogna anche ricordare la nascita degli istituti religiosi ispirati dall’opera di Padre Ludovico, che nel corso di mezzo secolo trasformarono il paesaggio di Casoria: i Sordomuti in piazza Pisa (1860), le Stimmatine in via Cavour (1862), le Francescane (1884), le Sacramentine (1890), il Sacro Cuore (1905).

Al netto dell’edificio scolastico di via San Mauro, completato nel 1923 ma avviato prima del fascismo, il ventennio fu segnato da un certo immobilismo, dovuto all’instabilità delle amministrazioni locali, per diversi anni commissariate da un “podestà” napoletano. Riguardo a questo periodo c’è da dire anche che il “mito” afragolese dell’annessione di Casoria in una “Grande Afragola” è infondato e non trova in realtà riscontro in alcun documento.

Piuttosto, il dato più importante che emerge dai censimenti degli anni Trenta, è che gli addetti all’agricoltura erano inferiori a quelli all’industria: in pratica, anche se a Casoria c’erano pochissime aziende, la maggior parte dei Casoriani lavorava in fabbrica, nelle grandi industrie della vicina Napoli, già prima della seconda guerra mondiale. La prima grande industria arrivò a Casoria solo nel 1948: era la Resia, che avrebbe cambiato il destino della città. Ai primi degli anni ’50, infatti, si insediò la Rhodiatoce nei pressi della Stazione e poi seguirono una lunga serie di fabbriche, che portarono la popolazione ad esplodere: dai 20mila abitanti del 1951 ai 26mila del 1961, che poi raddoppiarono divenendo 54mila nel 1971. La nascita improvvisa delle fabbriche (favorite dalle agevolazioni di Stato), un simile incremento demografico nel giro di un ventennio, non permisero alcuna pianificazione.

I primi tentativi di edilizia popolare di via Diaz (Ina Case) e Corso Europa (con le case a schiera progettate da Davide Pakanowski nel 1953), di Via Principe di Piemonte e poi di via Petrarca e via Rossini (Iacp) non riuscirono a far fronte alla richiesta di alloggi. Ma soprattutto, la situazione favorì gli appetiti degli speculatori, che a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta cementificarono dal nulla due nuovi quartieri, caratterizzati dalla fitta presenza di palazzi multipiano: il primo a ridosso di via Pio XII, l’altro lungo Via Principe di Piemonte e intorno alla nuova Piazza San Paolo.

La situazione era già pesantemente compromessa, ma gli anni Ottanta segnarono il punto di non ritorno. Con la fine del sogno industriale, infatti, le fabbriche cedettero il posto ad aree dismesse grandi e piccole, spesso inquinate; e con il dopo-terremoto arrivò il nuovo quartiere 219 da realizzare ad Arpino.

Mentre il centro storico versava sempre più isolato nell’abbandono e nel degrado, tuttavia, gli anni Ottanta videro anche l’unico tentativo serio di pianificazione, con l’espansione di via Pio XII e la nascita di Villa Comunale, Caserma dei Carabinieri, Pretura, Scuola Media e Palasport (completato diversi anni dopo).

Cominciò proprio in questi anni di condoni post-terremoto una spaventosa recrudescenza del fenomeno dell’abusivismo edilizio, che nel giro di qualche decennio portò le periferie di Casoria a crescere a dismisura e senza controllo, fino a saldarsi definitivamente con Casavatore da un parte, raggiungendo la Circumvallazione e le autostrade con quartiere di via Capri, e la vicina Afragola con il quartiere Stella.

Gli anni Novanta videro un ulteriore tentativo di Pianificazione, con la realizzazione del quartiere di via Castagna/Calvanese attraverso un Piano di Edilizia Economico Popolare rimasto incompleto; ma anche una ripresa della speculazione edilizia, che a cavallo degli anni Duemila ha sfregiato indelebilmente un centro storico ormai ridotto in macerie: alla distruzione/ricostruzione di via Cavour è seguita in anni più recenti quella di Largo Marco Rocco e via Cardinale Maglione, mentre resiste come ultima testimonianza di una città che va scomparendo la monumentale basilica di San Mauro.

Le aree grandi aree industriali dismesse sono ancora lì, alcune in mezzo alla città: la Resia doveva ospitare un Piano di Insediamenti Produttivi; la Rhodiatoce la Città del Libro “scappata” a Ponticelli; la Tubibonne scuole e insediamenti commerciali. Ma è tutto fermo. Gli ultimi quartieri di Casoria sono nati in questi anni grazie a quattro lottizzazioni convenzionate che hanno provocato lo scioglimento dell’amministrazione (salvo essere poi paradossalmente sbloccate dai commissari prefettizi): sorgono all’estrema periferia del rione “Castagna”, al confine con la Circumvallazione; e a poche decine di metri di fronte al PalaCasoria. Sula carta, sono uffici e locali commerciali. Ma non si sa mai.

Ci sono poi gli ultimissimi progetti: il Piano-Casa (che se non viene ben gestito esporrà la città all’ennesima cementificazione) ed il Progetto Integrato Urbano “PIU Europa”, che racchiude una serie di interventi di grande interesse, che dovrebbero essere realizzati nei prossimi anni.

da «Il Domenicale di Casoria» del 4 novembre 2012

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Politica, Territorio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...