San Mauro a metà del Cinquecento

sanmauro

La descrizione dell’antica chiesa (scomparsa) nella Santa Visita del 1542 >>> L’attuale basilica di San Mauro fu costruita negli anni 1606-21, in sostituzione di un precedente tempio, che secondo la tradizione locale sarebbe stato poco più di una cappella di campagna. In realtà, sfogliando la documentazione della visita pastorale svolta dall’arcivescovo Francesco Carafa nel 1542 (la più antica testimonianza sullo stato della diocesi di Napoli) ci si rende conto che si trattava di una vera e propria chiesa, con ben 8 altari di famiglia oltre quello principale.

Le notizie sulle chiese di Casoria si trovano nel II volume del Liber visitationis, ai fogli 164-69. I commissari dell’arcivescovo visitarono la chiesa parrocchiale di San Mauro, «sub vocabulo Sancti Mauri», il 22 agosto 1542. La trovarono in buone condizioni – «omnia bene gubernata et disposita» – senza alcun bisogno di interventi. La chiesa era curata dal cappellano don Antonio Burrello di Casoria, che celebrava regolarmente messa e amministrava i sacramenti; mentre il rettore, assente, era il reverendo Berardino Bresegna. Antonio Burrello si era insediato il 20 dicembre 1528, dopo la morte del suo predecessore, don Conforto De Lucha.

Innanzitutto, sono elencate le rendite e le proprietà della chiesa. Si tratta di  un territorio di un moggio, situato a Casoria in località «lo Comparato», confinante con le proprietà della Rettoria di San Mauro, e della famiglia Ferrara («bona illorum de Ferrariis»). Inoltre, la chiesa riceveva una certa quantità di grano e di vettovaglie dai parrocchiani per un valore di circa 10 ducati l’anno. Tra i beni posseduti (tra cui 5 calici interamente d’argento) sono interessanti soprattutto due «panni de altare de tela pintata con lle figure del corpo di Cristo et sancto Mauro». C’erano, inoltre, anche un organetto e una croce di legno intagliata e dorata (nessuna traccia però di un reliquiario, né tanto meno su una statua del santo).

Segue poi l’elencazione degli altari. L’altare maggiore, dedicato al Corpo di Cristo, era stato costruito in tempi remoti – «antiquitus» – e non era dotato di alcun reddito; ma tuttavia era sostenuto da una associazione e confraternita di laici della univesitas di Casoria, che provvedeva a raccogliere le elemosine e pagare il cappellano per la celebrazione delle messe.

La chiesa aveva altri 8 altari, di cui viene descritta l’intitolazione, il “patronato” familiare e la relativa rendita, che serviva per la celebrazione delle messe.  La prima cappella era stata costruita dal defunto Santolo Valentino di Casoria; il suo erede, l’«honorabilis» Polidoro Valentino, pagava 4 ducati l’anno per la celebrazione delle messe. Un’altra cappella era dedicata a San Rocco ed era stata fondata dal sacerdote Nicola Russo (morto nel 1512), i cui eredi fornivano ogni anno una quantità stabilita di grano, vino e frutti dei loro territori. L’altare di Sant’Agostino godeva di una rendita di 5 ducati l’anno, pagata dalla Magnifica Giovanna Carbonella, in ragione della terra sita a Casoria in località Cavo, nei pressi di altri terreni della stessa e di Giovanni Casanova.

La cappella di San Giovanni godeva di una rendita di 8 ducati, pagata da Domenico Pisa e dagli eredi del defunto Tullio Pisa, in ragione delle terre site a Casoria, in località Palmola «alias al Bosco». La cappella di Santa Maria delle Grazie godeva di una rendita di 2 ducati, pagata dagli eredi di Vincenzo De Recupido, di San Severino, in ragione della sua casa situata nella città di Napoli, in località «ad Duodecim Putheos», nei pressi delle proprietà del monastero di Santa Patrizia e di Marinello Scocto.

La cappella di San Nicola godeva di una rendita di 5 ducati annui, che pagava don Clemente Panarello, in ragione di un terreno a Casoria, in località «lo Comparato», vicino i beni della chiesa di San Mauro. La cappella del Santo Salvatore aveva una rendita di 1 ducato, che pagava Carlo De Alessio di Casoria, per la sua casa nella piazza di San Mauro – «in platea Sancti Mauri» – che confinava con le proprietà dei De Luca e dei Russo. La cappella di San Gennaro «delli Sigliano» era stata fondata dal defunto Vincenzo Sagliano, i cui eredi pagavano 20 carlini l’anno.

Queste prime interessanti notizie, che offrono spunti di grande interesse da approfondire, sono tratte da un documento passato finora inosservato, di cui bisogna ringraziare padre Antonio Illibato, che nel 1983 ha regestato l’intero Liber Visitationis dell’arcivescovo Francesco Carafa.

da «Il Domenicale di Casoria» del 13 gennaio 2013

Bibliografia: Per la visita pastorale vedi A. Illibato (a cura di), Il «liber visitationis» di Francesco Carafa nella diocesi di Napoli (1542-1543), Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1983, pp. 475-78; le notizie riportate si trovano in Archivio Storico Diocesi di Napoli (ASDN), Visite Pastorali, F. Carafa, II, ff. 164r – 169r.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Cultura, Politica, religione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...