Come nacque l’ospizio marino di Posillipo di padre Ludovico da Casoria

posillipo

A Posillipo l’opera più significativa di Ludovico da Casoria, una figura fondamentale nella Napoli e nell’Italia di metà Ottocento >>> Voleva comprare Palazzo Donn’Anna, ma non riuscì a spuntarla sul prezzo. Così nel 1873 padre Ludovico da Casoria acquistò all’asta un vecchio lazzaretto, un palazzo decadente sul mare bellissimo di Posillipo: e qui dieci anni dopo, nel 1883, fondò ufficialmente l’ospizio marino. L’istituto si occupava di bambini “scrofolosi” (affetti da una forma di tubercolosi) e di vecchi pescatori, che il frate considerava “non soltanto un tema per le cartoline di Napoli pittoresca, ma una umanità tutta a sé, dipendente dai capricci del mare, e con un destino precario”. Assistenza sanitaria e previdenza sociale erano due temi sconosciuti nella Napoli e nell’Italia di metà Ottocento, per i quali padre Ludovico combatté una antesignana battaglia di diritti, prima presso i Borbone e poi col nuovo stato unitario. Ma purtroppo l’agiografia, il racconto popolare e miracolistico, a volte fa torto alla memoria di grandi personalità: ed è proprio il caso di questo geniale e straordinario francescano sepolto a Posillipo, beatificato nel 1993, che fu un vero e proprio protagonista della vita sociale e politica, napoletana e italiana, di metà Ottocento.

Non è vero, innanzitutto, che padre Ludovico fosse uomo di poca cultura: aveva frequentato l’università di Napoli, e poi insegnato matematica e fisica in diverse scuole; e da appassionato chimico era riuscito persino a farsi un autoritratto in “dagherrotipo”. Anche se parlava familiarmente in napoletano, inoltre, masticava francese e inglese, e usava il linguaggio dei segni (promosse i primi istituti per sordomuti).

Non è vero nemmeno che padre Ludovico non fece politica. Al contrario, contravvenendo al “Non expedit” di Pio IX, fu il primo grande ispiratore e sostenitore dell’impegno politico dei cattolici. A lui era legato il deputato di Casoria Francesco Proto, il mitico Duca di Maddaloni in cui la rivista dei Gesuiti “La Civiltà Cattolica” vide nel 1861 “l’unica voce cattolica del primo parlamento italiano”. E anche Marco Rocco, il sindaco di Casoria che nel 1882 iniziò una saga familiare considerata da Scarfoglio “un pilastro del blocco di potere napoletano”.

Ma l’impegno di padre Ludovico era cominciato molto presto, “nel fuoco della rivoluzione” del 1848, quando aveva capito che la storia si era messa in moto ad una velocità a cui la Chiesa non avrebbe potuto adeguarsi. Per questo coinvolse centinaia di laici, anche dell’alta aristocrazia, in attività di beneficenza rilanciando il “Terzo Ordine”; e poi fondò i “Bigi”, una particolare comunità di frati che vivevano “in altissima povertà”, ma liberi dai voti solenni (anche quello di celibato: erano solo dei terziari laici a vita). Non è difficile capire, dunque, le incomprensioni e le difficoltà che incontrò innanzitutto nella Chiesa dell’epoca.

Padre Ludovico fu amico di Ferdinando II, che gli finanziò anche una missione in Africa, ma non ebbe poi grandi nostalgie borboniche: per i poveri, disse, “io bacio la fronte al Turco e a Vittorio Emanuele”. Per sottrarli alla morsa di strozzini e camorristi promosse “monti di pegni” e altre opere, combattendo con coraggio le prime silenziose campagne anti-usura. Si inventò le scuole professionali, avviando centinaia di “accattoncelli” alle botteghe di falegnami e tipografi. E nel 1864 coinvolse De Sanctis e Tommaseo nel progetto di una “Accademia di scienza e religione” considerata il primo tentativo di università cattolica, immediatamente sciolta tra le polemiche. Doveva dare parecchio fastidio, padre Ludovico, se due anni dopo fu arrestato con l’assurda accusa di aver sparso il colera a Napoli: ma per liberarlo si mobilitò l’intero consiglio comunale, Settembrini e Imbriani in testa.

Nel 1882 lanciò dalle pagine de “l’Unità cattolica” di Torino l’iniziativa, ripresa in tutta Italia, di grandi pranzi pubblici per i poveri, nel VII centenario della nascita di San Francesco. All’ospizio di Posillipo parteciparono in cinquemila, serviti da politici e nobili, e persino dal cardinale Sanfelice. Fu realizzato in quell’occasione il monumento, forse non bellissimo, a San Francesco, finanziato da un libro del vecchio amico Francesco Proto; e fu proprio lui, il Duca di Maddaloni, a scrivere per primo sulla “Rassegna italiana”: “diciamolo noi, coraggiosamente: fra Ludovico da Casoria era un santo”. La notizia della sua morte commosse tutta Italia, e i funerali del 1885 restarono a lungo nella memoria dei napoletani: li ricordava ancora con impressione Achille Torelli nel 1914, in un lungo speciale de “La lettura” del “Corriere della Sera”.

La “carità” era la sua parola d’ordine: ma non si trattava di semplice elemosina. Era piuttosto il riconoscimento di dignità e di diritti, per i quali padre Ludovico chiese ed ottenne anche finanziamenti pubblici. All’ospizio marino il sindaco di Napoli Giusso accordò un sussidio del Comune, e non mancarono generose offerte di privati. Per finanziarlo, il frate vi aprì persino uno stabilimento balneare per religiosi, che ospitò anche l’arcivescovo di Napoli. “Faccio il negoziante per i poveri” disse: e fu un amministratore  geniale, forse addirittura spregiudicato, che fondò dal nulla oltre 200 istituti in tutta Italia. Oggi ne rimangono solo pochi, perché il motore di quella straordinaria esperienza, che era l’entusiasmo stesso di quest’uomo eccezionale, finì con lui: ma con il suo corpo, l’ospizio di Posillipo custodisce un pezzo di storia di Napoli e d’Italia.

da «La Repubblica» del 3 febbraio 2013 con un galleria di foto al link >>>http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/02/03/foto/ospizio_marino_di_posillipo-51895942/1/

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