Politica e scontri/1943-’44: appunti sugli anni della Resistenza a Casoria

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Cosa avvenne a Casoria tra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945, ovvero tra l’Armistizio e la Liberazione? Ci furono scontri tra la popolazione e i militari? Come si comportarono i Tedeschi, e poi gli Alleati? Nessuno finora ha pensato di raccogliere notizie di quegli anni, e la generazione che ne fu testimone va purtroppo ormai scomparendo. Eppure, cominciando a raccogliere qualche notizia, si scoprono cose interessanti; e spuntano, inevitabili, anche le pressioni della chiesa sulla politica. 

Il cardinale Maglione. Va innanzitutto segnalato l’interessamento del cardinale Luigi Maglione, segretario di stato di Pio XII, che per evitare nuovi bombardamenti fece allontanare da Casoria armi antiaeree e stazioni radio tedesche; sono documentati, in tal senso, due suoi interventi, la prima volta nell’aprile del 1943, e poi tra agosto e settembre dello stesso anno, proprio alla vigilia dell’Armistizio.

L’ex canonico Puzio. Nella grande manifestazione antifascista che si svolse domenica 12 marzo 1944 sotto la Galleria Umberto di Napoli, prima dei rappresentanti dei vari partiti, prese la parola un militante casoriano, che salì sulla tribuna arringando la folla e salutando tutti con il pugno alzato; la scena fu immortalata dai cineoperatori americani: l’antifascista aveva in intesta un cappello nero a tesa larga, ed era un ex sacerdote: Raffaele Puzio, canonico della collegiata di San Mauro da 1910 al ’36.

Le pressioni della Chiesa sul CdL. Intanto, a gennaio del 1944 la Commissione direttiva provvisoria della Democrazia Cristiana aveva ripreso i contatti ufficiali con l’arcivescovo di Napoli Alessio Ascalesi, e tra gli argomenti trattati nel primo colloquio è annotato nel verbale «Situazione Casoria». Che cosa voleva dire dire? Lo si capisce leggendo l’Unità di qualche settimana dopo, che riferisce che il Comitato di Liberazione di Casoria aveva proposto a Commissario Prefettizio il dottor Agostino Iengo: proposta ratificata dal comitato napoletano, che l’aveva segnalata alla prefettura. Il prefetto, però, «per le insistenze del vescovo di Casoria», aveva nominato il «fascista» cavalier Giovanni Amato. Una scelta che mise in subbuglio la popolazione, e il CdL di Casoria «rifiutò ogni collaborazione» con la nuova amministrazione locale.

Giovanni Amato. Su Agostino Iengo sappiamo poco, se non che si era laureato in economia all’Università di Napoli nel 1929. Di Giovanni Amato (1883-1953), invece, qualche anno fa un nipote ha tratteggiato un breve profilo di politico liberale, che seppe guadagnarsi un encomio solenne dagli Alleati, e che nel ventennio fascista si era dedicato soprattutto alle cure dell’azienda familiare, i mulini e il pastificio. Legato al mondo cattolico, dal 1911 Amato fu anche “priore” per ben 47 anni della Confraternita Santa Maria della Pietà presso la chiesa di San Mauro, che nel 1915 fece elevare ad Arciconfraternita. Secondo gli Annali della Scuola agraria di Portici, il pastificio e il mulino Amato, che erano tra le poche attività industriali di Casoria dell’anteguerra, erano in piena attività già nel 1920. Sappiamo anche che alla fine di marzo del 1921 il mulino fu occupato dagli squadristi fascisti, che imposero l’annullamento di una serie di licenziamenti decisi dalla direzione. Il marchio di “fascista” con cui il CdL aveva bollato Giovanni Amato veniva probabilmente da un altro ramo della famiglia legato all’industriale Pasquale Amato (1886-1949), proprietario di un mulino a San Benedetto di Caserta, che fu effettivamente vicino al regime.

La “Mangeria”. Le truppe anglo-americane installarono nell’area di fronte alla stazione ferroviaria (dove sorgerà poi la “Rhodiatoce”) un grosso centro per lo smistamento delle derrate alimentari alle truppe al fronte, la cosiddetta “Mangeria”. Qui confluivano, provenienti dal porto, grossi quantitativi di confezioni alimentari di prodotti inscatolati, che poi suddivisi in cassette monodose, venivano paracadutate dagli aerei alle truppe attestate nelle trincee.

Scarni racconti della Resistenza. Tra i pochi racconti di quel periodo, che andrebbero arricchiti con ulteriori testimonianze, c’è il ritiro delle truppe Tedesche, che fu seguito da una sparatoria in piazza. Sappiamo anche che la scuola San Mauro, dove erano stipate le derrate alimentari, fu presa d’assalto e saccheggiata dalla popolazione affamata. Ma il fatto più eclatante fu certamente il sequestro del medico condotto di Casoria, il dottor Vincenzo Ferrara, accusato di collaborazionismo con i fascisti: il Ferrara fu rapito a tarda sera da un gruppo di partigiani con la complicità dei militari anglo-americani, che lo condussero a bordo di una jeep nelle campagne di via Padula; qui però non ebbero il coraggio di ucciderlo, e lo fecero ritrovare la mattina seguente pestato a sangue.

Bibliografia. Sugli interventi del cardinale Maglione vedi M. Casella, Stato e Chiesa in Italia, 1938-1944: Aspetti e problemi nella documentazione dell’Archivio storico diplomatico del Ministero degli affari esteri, Galatina, Congedo, 2006, p. 462. Su Raffaele Puzio vedi invece il *Quadro cronologico dei canonici e prepositi della insigne collegiata di San Mauro abate in Casoria; e il cinegiornale *Raduno politico a Napoli, «Combat film», 12 marzo 1944. Sulle vicende del CdL vedi invece P. Violi, La DC nell’Italia liberata: la dirigenza napoletana e la formazione del partito nel 1943-1944, Napoli, ESI, 2006, p. 92. (Verbale Cdp, 17 gennaio 1944); e *Da Casoria, «L’Unità», n. 11, febbraio 1944. Su Agostino Iengo, R.*Istituto superiore di scienze economiche e commerciali di Napoli: Annuario, Napoli, A. Trani, 1932, p. 125. Su Giovanni Amato, G. Naccarato, Il primo sindaco di Casoria del dopoguerra, «Casoriadue», 15 giugno 2006; *Annali della Regia Scuola superiore di agricoltura in Portici, XVI (1920), pp. 16, 39;  e M. Franzinelli, Squadristi, Milano, Mondadori, 2003, p. 245. Gli episodi della Resistenza sono testimonianze dirette del partigiano Antonio Barra (1911-84).

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