Casoria 1956-’58: il breve esperimento socialcomunista

formicola

Dopo un decennio ininterrotto (1946-56) di amministrazione democristiana, Casoria conobbe  l’esperienza di un governo social-comunista, durato però solo due anni, per l’instabilità della coalizione che lo sosteneva. Negli anni del sindaco socialista Luigi Formicola non mancarono tensioni – nel 1957 fu vietata la Festa dell’Unità, in un pesante clima di repressione – ed emerse la figura del dirigente comunista Carlo Obici. 

Alle elezioni del 27 maggio 1956, dopo dieci anni di governo monocolore, la Democrazia Cristiana non riuscì a riguadagnare la maggioranza assoluta del Consiglio comunale di Casoria. Al di là del dibattito nazionale, il voto fu condizionato dalle amministrative di Napoli, che videro la DC precipitare al terzo posto (87.800) dietro al PCI (102.500) e all’eccezionale affermazione del Partito Monarchico Popolare di Achille Lauro (276.600). A Casoria, invece, i monarchici riuscirono ad eleggere solo 2 consiglieri comunali. La DC rimaneva sempre il primo partito, perché con 4.560 voti era riuscita a prendere 13 consiglieri; ma il PSI con 3.624 ne aveva presi 11, che sommati ai 4 del PCI (1.465 voti) consegnarono il governo della città nella mani di una giunta di sinistra, che fu presieduta da un sindaco socialista,  il medico Luigi Formicola.

La Festa dell’Unità negata. La sera del 28 settembre 1957 doveva svolgersi in piazza Cirillo a Casoria la Festa dell’Unità – con un concerto di musica e canzoni, e il comizio dei parlamentari del PCI – ma la Questura di Napoli vietò la manifestazione. Ufficialmente, perché a causa di lavori in corso – era sprofondata piazza Capodichino – era deviato per l’interno di Casoria tutto il traffico Napoli-Caserta; ma in realtà, l’episodio si inquadrava in una ben più ampia cornice di repressione e di abusi, operate da alcune questure con la silenziosa compiacenza di un discusso ministro dell’interno: l’ex fascista Ferdinando Tambroni. Proprio a lui, fu infatti indirizzata una durissima interrogazione parlamentare sui fatti di Casoria, a firma di Gomez D’Ayala, Caprara, Maglietta, Viviani, Luciana, La Rocca e Giorgio Napolitano, in cui i deputati denunciavano il «sistema di contraffazione della verità» operato dalla Questura di Napoli, che aveva fornito «affermazioni false» e «notizie inesatte» circa gli avvenimenti.

La protesta dei 5mila. La Festa dell’Unità in piazza Cirillo – davanti al vecchio Municipio – era stata regolarmente autorizzata dalla questura, che però aveva poi ritirato l’autorizzazione, adducendo dei problemi di traffico e di ordine pubblico. Il dirigente del PCI di Casoria, Carlo Obici, aveva chiesto allora di spostare la manifestazione in piazza Trieste e Trento – cioè nell’area più prossima al corso Umberto – che era possibile  chiudere al traffico senza problemi per la circolazione. La questura, invece, proponeva di spostarla nel secondo tratto di via Manzoni, a ridosso della Sannitica, e praticamente fuori dall’abitato. Il 28 settembre, il sindaco Luigi Formicola insieme a Carlo Obici e ad alcuni parlamentari del PCI andarono a Napoli, dove però «il questore si rese irreperibile e i funzionari di turno dichiararono, pur riconoscendo tutti che le richieste del partito comunista erano legittime, che non si poteva modificare il provvedimento in sua assenza». Una risposta inaccettabile. In segno di protesta, fu comunque montato il palco, in una piazza presidiata dai carabinieri – provenienti anche dalla vicina Afragola – in un clima irreale: fino alle undici e mezza di sera, infatti, una folla di oltre 5mila persone provenienti da Napoli e provincia protestò davanti al palco, che rimase vuoto.

L’instabilità politica. L’esperimento social-comunista dell’amministrazione Formicola non durò molto a causa della instabilità della coalizione politica che la sosteneva. Alla fine del 1958 il PSI perse infatti due consiglieri, riportando la DC in maggioranza nel Consiglio comunale. Seguì dunque il tentativo di una  nuova amministrazione monocolore, proposta dall’ala “Fanfaniana” guidata dal prof. Mauro Vinci. Ma il fronte democristiano si ruppe, e il 26 dicembre del ’58 ben 8 su 15 consiglieri dispersero il loro voto con le destre. A tendere la mano alle sinistre fu però l’ex sindaco Raimondo Paone, che insieme a Carlo Obici tentò una giunta di centrosinistra con due assessori DC, un socialista e un comunista. Ma il tentativo non andò a buon fine, e arrivò il commissariamento.

Carlo Obici. Il responsabile del PCI a Casoria negli anni Cinquanta era l’ex partigiano Carlo Obici, ligure di nascita ma “meridionale per scelta”. Era stato prigioniero militare in Tunisia e Algeria, dove insieme a Maurizio Valenzi aveva collaborato al giornale di resistenza “Liberazione”. Scampato ai campi di concentramento, fece ritorno in Italia nel 1944 ed entrò nel PCI. Tornato a Napoli, fu responsabile del Centro assistenza reduci e soldati di Napoli (era nella federazione assediata dai monarchici dopo il referendum del 2 giugno, in quella tragica giornata che vide 7 morti e oltre 100 feriti). Geometra, si occupò a lungo di cooperative, continuando l’impegno nel partito: per molti anni diresse l’Ufficio Quadri della Federazione Comunista di Napoli, dove lo incontrò nel 1993 Ermanno Rea intento a scrivere il suo romanzo-inchiesta Mistero Napoletano.

Bibliografia: La foto del sindaco Formicola è di Alfredo Pelella (figlio di Gaetano, assessore allo sport nella giunta dell’epoca). L’interrogazione parlamentare sulla Festa dell’Unità è in *Atti Parlamentari, II Legislatura, Discussioni, Seduta del 2 dicembre 1957, pp. 38319-21. Sulla fine dell’amministrazione Formicola vedi *Sconfitta Fanfaniana a Casoria, «L’Unità», 27 dicembre 1958. Su Carlo Obici vedi invece A. De Jaco, Fine di un gappista: Giorgio Formiggini e lo stalinismo partenopeo, pp. 150, 159, 221; M. Caprara, Lavoro riservato: I cassetti segreti del Pci, Milano, Feltrinelli, 1997, p. 36; P. Salvetti, La stampa comunista, Milano, Guanda, 1975, p. 87; e infine E. Rea, Mistero Napoletano, Torino, Einaudi, 1995, p. 34. 

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3 commenti

Archiviato in Politica, storia

3 risposte a “Casoria 1956-’58: il breve esperimento socialcomunista

  1. Alfredo PELELLA

    Nella giunta di Formicola mio padre Gaetano Pelella fu assessore allo sport.
    Altri nomi : Salvatore Cacace, Russo detto “o’ micc”, Vincenzo Russo.
    Un piccolo privilegio per gli assessori: la tessera di circolazione gratis sulle tranvie provinciali: fu così che incominciai ad utilizzare i pullman. L’anno prima, per andare a Napoli- Piazza Nazionale- alla scuola media Aristide Gabelli (accanto al più famoso “VILLARI”), prendevo il treno perché,essendo mio padre ferroviere, usufruivo del cosiddetto “permanente”, una tessera di libera circolazione sulla tratta ferroviaria Casoria-Napoli. Di Carlo OBICI ho ancora un ricordo molto vivo; si accompagnava normalmente a ESPOSITO AIARDO Guido e a LAMBIASE, “compagni” della vecchia guardia.

    • Casoria Sinistra Ecologia e Libertà

      Russo detto “o’ micc” si chiamava Mauro. Il mio papà fu uno dei sostenitori di Luigi Formicola, A tal proposito addestrò anche me, che avevo pochi anni, a salutare il sindaco con il pugno sinistro chiuso e con un: ciao compagno!
      Fortunato Antonio De Rosa

  2. Come mi piacciono gli articoli ‘storici’ di Giuseppe Pesce! Sobri e asciutti nello stile, corposi nel contenuto: e, soprattutto, raramente infusi del
    fastidioso incenso della glorificazione e beatificazione del passato della nostra cittá.

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