Casa Russo / Il preposito Nemesio Maria Rossi e don Valentino

donvalentino

Si deve a Mauro Nemesio Rossi la ricostruzione genealogica dei Rossi di “Casa Russo”, una delle più antiche famiglie di Casoria, in cui si distinguono diverse personalità di spicco legate alla chiesa di San Mauro, come il preposito Nemesio Maria Rossi e il canonico don Valentino (nella foto), vissuti a cavallo tra Settecento e Ottocento.

La storia dei Rossi di Casa Russo è strettamente legata alle vicende pubbliche di Casoria: tra i più antichi antenati della famiglia, infatti, c’è il reverendo Nicola Russo – cognome che nel corso dei secoli è stato variamente corrotto in Ruffo, Rosso, Rossi – il cui testamento risale al 1517, e che figura tra i primi parroci conosciuti della chiesa di San Mauro. Intorno al grande palazzo di famiglia, inoltre, nel 1661 nacque il vicolo omonimo – detto appunto di  “Casa Russo” – che collegava la via del “Pontile” con la “Strada di San Mauro” (attualmente via S. Sebastiano, che collega le vie San Rocco e Santa Croce). Presso il palazzo – oggi purtroppo scomparso – nel 1803 sorse anche l’oratorio privato di don Valentino Rossi, per concessione di papa Pio VII.

Nemesio Maria Rossi fu preposito della Collegiata di San Mauro per ben 24 anni – dal 1783 al 1807 – a cavallo tra Settecento e Ottocento. Nato nel 1730, Nemesio era figlio del notaio e fisico Giacomo Rossi e di Caterina  Ferrara. Abbracciò la vita religiosa insieme a tre fratelli: Giovanni Maria Gioseppe (1719-99), Costantino (1732-?) monaco agostiniano in giro per il mondo, e Nicola Maurizio Felice (1739-86); un altro, Sigismondo, divenne invece notaio, e fu a più riprese sindaco di Casoria. Nemesio fu seguito negli studi dal fratello di sua madre, il preposito Giovanni Ferrara, e gli successe poi alla guida della Collegiata di San Mauro il 16 febbraio 1783. Fedele alla monarchia spagnola e borbonica, dovette essere tuttavia un uomo di grande equilibrio, se riuscì a rimanere in carica nei difficilissimi anni che videro susseguirsi la Rivoluzione del 1799, la prima restaurazione borbonica e poi l’occupazione napoleonica. Alla sua prepositura sono legate importanti opere realizzate nella chiesa di San Mauro, come la pavimentazione in marmo e il battistero sormontato da un gruppo marmoreo di grande pregio artistico – un “Battesimo di Gesù”- purtroppo rubato.

Valentino Rossi, figlio del notaio e sindaco di Casoria  Sigismondo, era il nipote del preposito Nemesio Mario Rossi, e aspirava a prendere il posto dello zio. Dovette però accontentarsi di essere teologo e per alcuni anni economo della Collegiata. Don Valentino fu un uomo di grande cultura ma di salute fragile, e morì nel 1837 all’età di 58 anni. Nato nel 1779, raccolse egli stesso le proprie memorie: accolto giovanissimo nel 1788 a San Mauro dallo zio preposito come chierico, fu ordinato sacerdote a Napoli nel 1802. Due anni dopo partecipò al concorso per entrare come canonico nella Collegiata di San Mauro: superò l’esame di teologia morale, ma fu bocciato a quello di canto gregoriano. Tuttavia, evidentemente come uomo fiducia dello zio Nemesio Maria Rossi, esercitò di fatto le funzioni di Economo della Collegiata. Incarico che gli fu però ritirato dal nuovo preposito Paolo Rossi nel 1807, che gli vietò finanche di poter confessare. Don Valentino doveva avere però importanti amicizie, perché ricorse al Vicario generale e al canonico di Napoli Francesco Rossi, e superò nuovamente l’esame di teologia per essere abilitato alla confessione; e l’anno seguente – facendo valere il vecchio concorso del 1804 e l’esperienza maturata nel corso degli anni – vinse il nuovo concorso per canonico di San Mauro. Si dedicò agli studi di diritto: «legge canonica, legge civile e legge amministrativa, al solo fine di poter prestare ad i lavori ed agli ignoranti quei soccorsi che la loro conosciuta povertà ed ignoranza gli permettesse altronde procurali». Ed aveva ottenuto anche il permesso «a leggere i libri proibiti per acquistare delle cognizioni e servirsene in buon uso». Nel giugno del 1816, tuttavia, don Valentino fu nuovamente sospeso dalla facoltà di poter confessare. Perché? Dalle sue memorie si capisce che si trattò di una ripercussione politica, per accuse di “collaborazionismo” con i francesi; contro le quali però si difese, sostenendo che si era trovato «nella doverosa necessità di entrare in corrispondenza con tutte quelle autorità che lo richiedevano» e che «in tempi così difficili mostrando amicizia delle persone rappresentanti delle autorità, procurava al pubblico e specialmente ad i figliani della parrocchia quanto bene poteva fare».

Bibliografia. La genealogia dei Rossi è stata accuratamente ricostruita da Mauro Nemesio Rossi e pubblicata anche on-line in *http://digilander.libero.it/mauronemesio/; qui si trova anche V. Rossi, Memoria del 18 dicembre 1821; sul vicolo di Casa Russo vedi anche G. Pesce, Casoria: Profilo storico e documenti dalle antichissime testimonianze al Novecento, Napoli, Oxiana, 2005, p. 104.

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2 commenti

Archiviato in Arte, Cultura, religione

2 risposte a “Casa Russo / Il preposito Nemesio Maria Rossi e don Valentino

  1. Alfredo PELELLA

    Gli eredi viventi della famiglia Rossi sono Mauro e Lucio. Perché non completare la storia fino ai nostri giorni magari con il loro aiuto? Se interessa posso dare il riferimento di Lucio.

  2. Fortunato Antonio De Rosa

    Caro Giuseppe t’invito a smetterla di fornire a titolo gratuito le tue ricerche. Innanzitutto perché nella nostra città si elargiscono, sistematicamente, generosi compensi ai “produttori del nulla” e poi, come se ciò non bastasse, spesso leggo di sedicenti conoscitori della storia di Casoria che ti copiano ed anche in maniera maldestra..

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