Tra ‘600 e ‘700/ Lo strano caso del ritratto di don Giovanni Ferrara

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Il quadro di don Giovanni Ferrara, che fa parte dell’archivio privato dei Rossi di “Casa Russo”, nasconde una storia curiosa e interessante. Secondo l’iscrizione che compare sulla tela, infatti, si tratterebbe del ritratto del preposito di San Mauro scomparso nel 1782: ma questo è vero solo in parte. Se il volto dipinto – su una porzione vistosamente incollata al centro del quadro – è quella del preposito Ferrara, il resto della tela – diversa per stile e qualità dell’esecuzione pittorica – appartiene infatti ad un altro sacerdote, suo omonimo, vissuto un secolo prima, e nasconde una storia davvero sorprendente.

Giovanni Ferrara fu preposito della Collegiata di San Mauro solo per un breve periodo, dal 1778 all’82, perché scomparve prematuramente all’età di 54 anni. Gli successe però il nipote – il figlio della sorella – Nemesio Maria Rossi; e fu probabilmente proprio lui che, nell’intento di ricordare lo zio, fece realizzare questa curiosa opera, sostituendo il volto del defunto su un vecchio quadro: ma quel quadro era qualcosa di più di un semplice ritratto.

L’antico quadro di don Giovanni Ferrara, parroco di San Mauro scomparso nel 1684, doveva essere infatti un particolarissimo “ex-voto”, che ricordava un preciso episodio miracoloso avvenuto a Casoria. Il Ferrara, divenuto parroco nell’infausto anno della peste del 1656, aveva un braccio offeso – proprio come appare nel ritratto – ma una mattina di febbraio del 1674 riuscì ad alzare di peso la statua di San Mauro nel clamore della folla, portandola fin sopra l’altare. Quella notte dei ladri avevano fatto irruzione in chiesa, ma non erano riusciti a rubarla: un evento che aveva scosso tutta la cittadinanza, che continuò a vivere a lungo nei racconti dei vecchi casoriani; e che  fu fortunatamente raccolto per iscritto alla fine dell’Ottocento dal preposito Arcangelo Paone.

>>> Vai all’articolo sul furto di San Mauro del 1674

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