Satira politica/ L’irriverente ritratto di Marco Rocco, ovvero «Marco Sciocco»

sciocco

Nel periodo dell’Inchiesta Saredo – la “tangentopoli” napoletana dei primi anni del Novecento – il quotidiano socialista La Colonna tratteggiò un irriverente ritratto di Marco Rocco. Cugino dell’omonimo deputato – di cui avrebbe poi preso il posto in Parlamento dal 1904 – Rocco era stato tra l’altro anche sindaco di Casoria, e Assessore alle Finanze del Comune di Napoli dal 1890 al ’97. L’inedita figura che emerge da questo bozzetto satirico, è quella di un personaggio piccoletto e vanesio; ma anche di un “faticone”, che era stato usato e poi tradito, dai maggiorenti – Parlati, Ravelli, Bracale – del partito cattolico napoletano dell’epoca; per i quali, non era altri che «Marco Sciocco».

Ecco l’articolo: Quando Ciccillo Parlati – dolce nella memoria – faceva pioggia e bel tempo tra i nostri clericali – non ancora logorato dalle vivaci polemiche personali – Marco Rocco era semplicemente un fantaccino dei più volenterosi. Andava, correva, s’insinuava, s’inchinava, era sempre del parere del più autorevole. Ciccillo lo chiamava Marco Sciocco e nella trasformazione del nome il faticone buono a nulla vi balzava d’un tratto innanzi. Piccolino, biondinetto, mingherlino, simpatico piuttosto, aveva un sorriso stereotipato sulle labbra che dava una linea di grazia alla faccia. Al marchese di Pietravalle era però cordialmente antipatico e quando se lo trovava tra i piedi pigliava un gusto matto a dargli scacco. Quando i clericali furono maggioranza e andarono a Palazzo San Giacomo, col buon Conte Del Pezzo sindaco-gerente. Marcuccio fu lanciato. Accorto, si legò al soprabito di Ciccio, assessore delegato. Gli dettero le finanze e d’un tratto lo dissero una capacita amministrativa.

Edoardo Ravelli divenne il suo impresario. Sul Circolo era un infuriar di laudi. Il Marchese di Sangineto più tacchino del solito si felicitava con se… stesso per la felicita della scelta. Viceversa lo aveva suggerito Ciccio Parlati, il vero autore delle elezioni, il vero impastatore della lista. Capacità amministrativa? Ma di grazia che faceva? Riduceva le spese, scioglieva la fanfara, falcidiava l’improduttivo, sopprimeva l’inutile: ecco tutto. Perché essere aquila, se a far queste cose un merlo era più che sufficiente? Cadde male. Colpito dall’impopolarità: incalzato dall’ira di parte: affogò nell’acqua di Serino. La cittadinanza insorse come un uomo solo all’annunzio del progetto di assestamento (Marco lo chiamava assestamento… accidempoli!) non ostante che il buon Don Aniello Bracale (lo sa l’ o n. De Lieto-Vollaro, la bontà dell’ex direttore dell’ex Libertà Cattolica) pubblicasse due edizioni del giornale e facesse squillare le più acute trombe della sua fanfara. Cadde male e non si rialzò mai più dal fondo dell’urna in cui fu spinto.

Da quel giorno respinse il Circolo Cattolico, d. Aniello, Ciccilo, Ravelli, e disse corna dei clericali: incapaci, impotenti, inetti. Ma la reputazione era fatta: il portafogli delle finanze comunali con stato consolidato. L’omettino biondo dalla grossa testa si credeva sul serio una qualche cosa: il piccolo io, il lilliput io del Circolo Napoletano, dell’ex clericale, s’ammalava d’ipertrofia. Passò pel Banco di Napoli, ·e naturalmente, completò la sua educazione finanziaria; l’alta banca gli svelava il segreto del successo. Ora è caduto sulla Banca popolare – quella al Rettifilo – dove per caso  chiedendo del Direttore lo rivedemmo otto o dieci giorni fa. L’uomo è sempre quello: non è cangiato d’un pelo. Ha sempre il sorrisetto stereotipato sul labbro, sempre la posettina dell’uomo accorto, che vede la dove voi non vedete, sempre la doppiezza e l’astuzia del pettegolezzo, sempre pronta la spiritosa invenzione (vedi il cavalier Lelio del Bugiardo di Goldoni): insomma, è sempre quell’uomo che Ciccillo Parlati chiamava Marco Sciocco. È pervenuto, e comincia ad ingrassare. 

Bibliografia: Sarode (pseud.), Fondi e figure: Marco Sciocco, «La Colonna», 14 luglio 1901, pp. 2-3.

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