1882 Casoria in Parlamento/ la prima difficile elezione di Marco Rocco

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La prima elezione alla Camera di Marco Rocco fu contornata da proteste e ricorsi. Il lungo e polemico dibattito parlamentare che la accompagnò, offre uno spaccato della vita elettorale della provincia di Napoli. Volarono accuse di compravendita di voti e di corruzione, e ci furono pesanti pressioni da parte del Governo. Ma le elezioni del 1882 segnarono un punto di svolta eclatante: dando uno schiaffo alle oligarchie romane e napoletane, la provincia di Napoli – fino ad allora serbatoio di voti, con deputati imposti dall’alto – era riuscita per la prima volta a portare in Parlamento dei propri rappresentanti: i due cugini di Casoria Marco e Pietro Rocco (nella foto). 

Alle elezioni del 5 novembre del 1882, con uno scarto di 111 voti, Marco Rocco fu eletto deputato del 2° Collegio di Napoli. Riuscì però a partecipare solo a poche sedute della Camera, perché a seguito di alcune contestazioni, la sua elezione fu annullata il 9 aprile 1883. Ufficialmente per corruzione; anche se poi, in realtà, negli atti inviati alla magistratura non fu trovato alcun valido elemento di reato per procedere.

Si votò così il 6 maggio 1883. Marco Rocco vinse nuovamente, prendendo 3.111 voti contro l’avversario Carlo Garrelli, che ne ebbe 2.743. Ci furono immediatamente nuove contestazioni, ma questa volta furono respinte dalla Giunta delle elezioni, che il 18 maggio 1883 convalidò l’elezione; scatenando però un lungo dibattito parlamentare.

L’onorevole Francesco Trinchera chiarì subito di non avere nulla contro il Rocco, «egregio giovane, del cui genitore io fui devoto ed affezionato discepolo»; ma era sconcertato dalle «diverse e gravi proteste». In realtà, si trattava di contestazioni che somigliavano «tanto nelle accuse, quanto nelle firme e nelle parole stesse, a quelle che si opponevano alla precedente elezione». Ma la Giunta delle elezioni stavolta aveva ritenuto di non procedere, poiché «conosceva profondamente l’ambiente» dal quale provenivano.

Cosa era accaduto? Innanzitutto, per creare confusione, il sabato precedente alle elezioni fu candidato un ignaro giovane di 23 anni che si chiamava Marco Rocco. Secondo le proteste, sarebbe poi entrato in scena l’onorevole Francesco Lovito, che aveva «mandato i suoi agenti elettorali a patrocinare la causa del Marco Rocco», attraverso un suo segretario; inoltre, pareva che il Sottoprefetto di Casoria avesse parlato ad alcuni sindaci; e, fatto più grave, avesse tolto l’«ammonizione» a un camorrista, divenuto agente elettorale del Rocco.

A Caivano, l’intrigo elettorale sarebbe stato ordito dall’assessore Giuseppe Faraone, che aveva richiesto al segretario della società operaia del comune – Francesco D’Ambrosio – un centinaio di voti a favore di Marco Rocco, mettendo a disposizione il danaro necessario. L’accusa però decadde, perché si appurò che l’assessore in questione, Giuseppe Faraone, era «il portabandiera del partito del terzo candidato, che era l’onorevole Imbriani», e in realtà non era nemmeno andato a votare.

Ad Afragola il teatro della compravendita elettorale sarebbe stata invece la casa di Ferdinando Carboni, «affittuario di un feudo della famiglia Rocco», con l’intervento dell’avvocato Lodovico Cartelli. La denuncia partì dal sindaco di Afragola, ma i Carabinieri si rifiutarono di sciogliere la riunione: i convenuti non negarono affatto di parteggiare per Marco Rocco, e anzi opposero la semplice giustificazione che «collo stesso diritto che s’erano radunati in associazione i partigiani dell’Imbriani ed i partigiani del Covelli, essi pure si erano radunati per deliberare sul loro candidato e non per corrompere elettori».

Seguirono una serie di denunce “per sentito dire”, poi tutte smentite: alla Vicaria, l’avvocato Giovanni Scioni disse «di aver sentito dire in un caffè che si vendevano i voti per Marco Rocco»; e ad Arzano girò la voce che per il Rocco erano state mandate 300 lire al prete Taglialatela; a Cardito il sindaco fu accusato di aver mandato una guardia in uniforme ad invitare alcuni elettori a votare.

Alla discussione prese parte anche il Duca di Sandonato, al suo settimo mandato parlamentare, politico dal tipico seguito clientelare, molto discusso per l’appoggio elettorale di cui notoriamente godeva da parte della Camorra; un uomo potente quanto spregiudicato, che si atteggiava pateticamente a “padre della patria”, e che si opponeva all’elezione del Rocco.

Sandonato insistette sulla gravità delle proteste, aggiungendo i suoi particolari raccolti “per sentito dire”: raccontò che a San Pietro a Patierno un appuntato dei carabinieri aveva pubblicamente minacciato gli elettori che non volevano votare per Marco Rocco; e spiegò che l’«ammonito» a cui fu restituito il porto d’armi era un tale Calabresi che aveva tirato un colpo di rivoltella per imporre agli elettori il nome del candidato. Sostenne che il Sottoprefetto avesse minacciato i sindaci di Afragola e di Casalnuovo; che aveva nominato il Sindaco di Cardito pochi giorni prima delle elezioni per ricattarlo. E tutto per imporre il candidato che stava a cuore al Governo, ovvero «il signor Rocco, giovine bravo e mio collega nel Consiglio provinciale di Napoli: ma questo non riguarda la persona».

I componenti della Giunta spiegarono però che tutte queste accuse si erano rivelate infondate. Che proprio per evitare condizionamenti, alla fine di agosto del 1882 fu rimosso il sottoprefetto di Casoria Costantino Fanelli, e al suo posto fu chiamato da Nola Alessandro Cocozza Campanile. Che per non influenzare le elezioni, dal 4 gennaio 1882 non veniva nominato ancora sindaco di Casoria Giovanni Rocco, cugino del candidato (nonché fratello del deputato Pietro Rocco). E fu appurato anche che «qualche illustre personaggio» aveva sì radunato i sindaci del circondario, ma per votare contro il Rocco, e non a suo favore; e che nella zona, i più conosciuti «corruttori» elettorali erano proprio alcuni dei firmatari delle proteste.

Bibliografia. Il dibattito parlamentare è in *Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, XV Legislatura, 1a Sessione, Discussioni, Tornata del 18 maggio 1883, pp. 3190-200; per l’annullamento della prima elezione vedi *Atti Parlamentari etc., Tornata del 9 aprile 1883, p. 2159; mentre la sostituzione del sottoprefetto è in Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 201, 28 agosto 1882, p. 3715.

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