Nel ‘600/ San Nicola Pellegrino, le «ceraselle» e Andrea Falcone

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Singolarissima è la storia del culto casoriano di San Nicola Pellegrino, molto sentito a metà del  Seicento; e a cui si deve, molto probabilmente, anche una delle ultime testimonianze artistiche del bravo e sfortunato scultore napoletano Andrea Falcone.

Il culto di San Nicola Pellegrino arrivò a Casoria nel 1642 attraverso un suo devotissimo predicatore, Padre Francesco D’Andrea, che era Priore della cattedrale di Trani. Trovandosi infatti a San Mauro, tenne un sermone che accese gli animi dei Casoriani, raccontando la vita di questo giovanissimo santo greco vissuto nell’XI Secolo e morto a Trani, di cui divenne protettore. I Casoriani restarono così colpiti, che elessero San Nicola patrono secondario della città dopo San Mauro; gli dedicarono una statua d’argento sull’altare maggiore, e nacque una Congregazione di fanciulli, che vestiti da Pellegrini con la Croce in mano accompagnavano la processione cantando Kyrie eleison: «lo che – ricordano i cronisti del tempo – formava uno spettacolo tenerissimo».

La ricorrenza di San Nicola, il 2 giugno, divenne così «la festa delle ceraselle», in ricordo delle ciliegie che il santo donava ai bambini per strada. Ed era una festa che richiamava molte persone, sia dai paesi del circondario che dalla stessa città di Napoli. Al punto che l’Arcivescovo di Trani Tommaso Sarria nel 1663 venne a Casoria, dove celebrò una solenne funzione per ringraziare la cittadinanza di tanta devozione, e lasciò una reliquia del santo.

Purtroppo la statua di San Nicola fu sottratta nel 1674, nel corso di un avventuroso furto notturno nella chiesa di San Mauro che suscitò grande scalpore, e si concluse con l’esecuzione di due accusati sul sagrato della chiesa. Subito, però, i Casoriani decisero di costruire una nuova statua, e la commissionarono ad uno scultore che allora andava per la maggiore.

Andrea Falcone – nipote del pittore Aniello e figlioccio di Andrea Vaccaro – tardò a realizzare l’opera, e se ne dimenticò addirittura; ma all’improvviso – raccontò – sognò un giovanetto che lo rimproverava per non aver fatto il lavoro per Casoria. Non dando credito alla fantasia, gli accadde di sognare nuovamente lo stesso giovanetto, che gli disse di essere San Nicola Pellegrino, e di realizzare la statua con le sue fattezze: e lo scultore, impressionato, così fece  (sul fatto, furono sentiti testimoni e istruito un processo, i cui atti sono a Trani). La statua, ancora conservata presso la basilica di San Mauro, è una delle ultime opere dello sfortunato Falcone, che scomparve prematuramente l’anno successivo, nel 1675, a circa 45 anni.

Bibliografia: *De S. Nicola Peregrino, Trani in Apulia patrono: Commentarius historicus circa ejus cultum, ac vitae, miraculorum, traslationumque scriptores, in *Acta sanctorum Iunii (Anversa, 1695), Parigi-Roma, apud Victorem Palme, 1867, t. I, pp. 253-254; A. M. Di Jorio, Della vita di S. Nicola Pellegrino confessore protettore della città di Trani, Trani, Tip. Giuliani, 1879, pp. 307-311; e A. Paone, Appendice alla vita e miracoli di S. Mauro protettore di Casoria, Napoli, Tip. Barnaba, 1893.

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