Metà ‘800/ Quando San Mauro rimase senza parroco e intervenne il Papa

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Per oltre sei anni (1838-1845), la Collegiata di San Mauro rimase senza parroco. A determinare questa curiosa vacanza fu una causa – tra il Comune di Casoria e il Rettore dell’epoca – che richiese addirittura l’intervento di Papa Gregorio XVI, e che sarebbe stata solo la prima di una serie di controversie legate al «diritto di patronato» della chiesa.

Nel 1838, alla morte di don Mattia d’Anna, non si riuscì a nominare un nuovo parroco. Vi si opponeva infatti il napoletano Mons. Antonio Fontanini, maestro di Sacra Teologia, che era rettore della chiesa di San Mauro. Mentre questo antico beneficio di rettore (o abate) veniva conferito direttamente dalla Curia di Napoli, secondo un’antica consuetudine (risalente al 1429) il parroco di San Mauro doveva invece essere presentato all’Arcivescovo dal Comune e dai cittadini di Casoria.

In quanto rettore, Mons. Fontanini asseriva però di avere anche lui diritto di partecipare alla scelta, ed esibì una sentenza (1602), che richiamava il precedente del 1593. In quella occasione, morto il parroco Antonio Borrelli era stato nominato come successore Fabrizio Palladino; il rettore di San Mauro dell’epoca – il canonico napoletano don Ottavio Floccari – si era però subito affrettato a nominarlo anche lui (separatamente, dopo l’investitura di popolo ed Universitas), producendo la documentazione relativa a 4 precedenti nomine.

Grazie a questo documento, conosciamo così i nomi dei più antichi parroci di San Mauro: don Michele Mellone (1429) con bolla di Martino V; Niccola Russo (1492) con bolla di Alessandro VI; Conforto De Luca (1520) e Antonio Borello (1528). Il comportamento così zelante del Floccari si può facilmente giustificare, senza malizia, se si pensa che in quegli anni si era nel pieno della riorganizzazione (pastorale ed amministrativa) seguita al Concilio di Trento.

Da allora, tuttavia, i rettori continuarono a nominare separatamente il parroco: secondo Mons. Fontanini, per un diritto acquisito e riconosciuto; secondo gli avvocati del Comune di Casoria, invece, come mera formalità, semplicemente per ratificare la scelta dei cittadini e dell’Universitas.

A suffragio della sua tesi, il Comune produsse gli atti relativi alla fondazione della nuova chiesa di San Mauro. Sappiamo così che con istrumento del 16 aprile 1607 il parroco dell’epoca (Marco Antonio Abbate) e i Deputati dell’Universitas di Casoria acquistarono da Graziano e Francesco Russo 1 quarta, 7 none e 3 quinte di un territorio nel luogo detto «dietro la chiesa vecchia» per 63,33 ducati. Lo spazio però non bastò, e il 31 marzo 1608 fu così donato da Grazia e Lucente Russo un terreno di palmi 66 x 1,5 «dietro il coro della nuova chiesa».

Per pagare gli appaltatori delle fabbriche della nuova chiesa, nel 1613 l’Universitas stanziò un finanziamento di 2.400 ducati (che sarebbero stati pagati in 6 anni, 400 ducati l’anno). Per ripagare a sua volta il debito a banche e creditori, l’Universitas delegò all’uopo le rendite di alcuni beni di sua proprietà: un molino ad acqua ed un terreno detto «Paduli»; l’obbligazione fu regolarmente osservata, come si rivela dall’atto del 7 luglio 1628, epoca in cui fu completata.

Sulla facciata della chiesa fu collocata una lapide – non più esistente – con la scritta «ecclesiam extructam civium sumpta»; e più tardi un’altra grande lapide (attualmente sull’architrave della porta principale), che raccoglieva le principali notizie sulla fondazione della chiesa, richiamando tra l’altro l’antica signatura «M.n.4» dell’atto istitutivo della parrocchia (purtroppo non più rintracciabile, presso l’Archivio diocesano di Napoli).

Nonostante i documenti prodotti, il 24 maggio 1843 la Curia Arcivescovile di Napoli emanò una sentenza che stabiliva il «patronato misto» della chiesa di San Mauro, da parte del Rettore/Abate e del Comune di Casoria. Il sindaco dell’epoca, Vincenzo Arena, decise però di appellarsi contro questa decisione, rivolgendosi direttamente al Papa.

Papa Gregorio XVI, con un Breve pontificio del 25 giugno 1844, intervenne nella questione rinviando la decisione a tre giudici sinodali. Prima che il provvedimento del Papa divenisse esecutivo, passò però quasi un anno (11 marzo 1845). In quello stesso anno, San Mauro ebbe finalmente il suo nuovo parroco, che avrebbe lasciato un’importante traccia, rimanendo in carica per quasi mezzo secolo: Arcangelo Paone.

Bibliografia: Ragioni del Comune di Casoria, a dimostrare come compete a lui il diritto di Patronato su quella chiesa di S. Mauro: nella Curia arcivescovile di Napoli, Napoli, Borel e Bompard, 1840; Real Rescritto con cui si dispone d’impartirsi la regia esecutoria ad un Breve pontificio contenente i provvedimenti onde procedersi alla discussione dell’appello prodotto in una causa di patronato, in *Collezione degli atti emanati dopo la pubblicazione del Concordato dell’anno 1818, Parte XI, Napoli, Stamperia dell’Iride, 1848, pp. 2-5.

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