Il miracolo/ Casoria 1708, salvato dal pozzo dalla Madonna del Carmine

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Nel giugno del 1708 è documentato a Casoria un miracolo attribuito alla Madonna del Carmine, con tanto di atto notarile: si tratta della disavventura capitata all’agricoltore Domenico Curcio, precipitato in un pozzo profondo circa 15 metri, che a quanto pare chiese aiuto alla Madonna e si ritrovò inspiegabilmente in superficie; era completamente fradicio, ma l’acqua non aveva bagnato l’«abitino», il piccolo scapolare di stoffa con l’effige della Madonna, che i devoti portavano al collo. L’evento ebbe grande diffusione tra i predicatori dell’epoca, anche fuori Napoli.

Il racconto dell’epoca. «Domenico Curcio di Casoria, Casale due miglia distante da Napoli, nel mese di Giugno dell’Anno 1708, fu condotto a zappare un pezzo di terra, delle paludi suburbane della medesima Città di Napoli: e avendo zappato dalla mattina per tempo fino al mezzo giorno, stracco dalla fatica, si pose a sedere sopra d’un pozzo coperto da una pietra, e poca paglia. Il sasso non ne copriva la bocca in modo che stabilmente, e con fermezza la ricoprisse: ma appena ne toccava dalle quattro parti l’apertura; per lo che mentre egli spensierato si sedea sopra prendendo ‘l tabacco, venne la pietra a cadergli sotto; onde sopra di essa precipitò nel pozzo, circa trenta braccia profondo. Nel cadervi chiamò in ajuto Maria Vergine del Carmine, della quale portava il sacro Abito. Non fu tardo l’ajuto di Maria; poiché giunto appena nell’acque, si vide circondato da un gran splendore, e udì una voce, che gli dicea: non dubitare, che ti ho salvato. Immediatamente si ritrovò in ginocchioni fuori del pozzo tutto fracido; essendo rimasto solo asciutto l’Abitino, che tenea al collo. Tremante per Io passato pericolo, e sorpreso dalla grazia inaspettata, alzò al Cielo le mani, a ringraziarne la Vergine. Un suo compagno, che poco da lui distante attendeva al lavoro, voltossi a caso, e vedutolo inginocchioni colle mani al Cielo, maravigliatosi se gli avvicinò, e udito dalla sua bocca il successo, si pose a pianger con lui e a render a nostra Signora le dovute grazie. All’istessa ora ritornarono amendue a Casoria, pubblicando nella piazza il successo miracoloso, di cui volle il Comune, che se ne facesse Atto pubblico per mano di Notajo: e Domenico accompagnato da molti, li portò alla Chiesa del Carmine del suddetto luogo, a renderne solenni grazie all’amorevol sua Protettrice».

Bibliografia: A. Mastelloni, Trattenimenti spirituali di S. Maria Della Vita: Due centurie di Miracoli etc., II, Napoli, Nicolò Abri, 1710, p. 299; S. Grassi, Miracoli e grazie della santissima vergine Maria del Carmine, Firenze, Stamp. Michele Nestenus e Francesco Moucke, 1727, pp. 88-89

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