Nel ‘600/ Zamparelli, la Collegiata di San Mauro e la prima scuola di Casoria

calasanzio

La storia sconosciuta del prete-professore che a metà del Seicento aprì la prima scuola di Casoria e gettò le basi del «Capitolo» di San Mauro. Scarsissime erano finora le notizie intorno a P. Giuseppe Zamparelli, a cui si deve – insieme al laico Ettore Palladino – la fondazione della Collegiata di San Mauro Abate in Casoria, per la cui istituzione (1702) i due benefattori lasciarono in eredità tutte le loro sostanze a metà del Seicento.

Giuseppe Zamparelli, scomparso il 21 gennaio 1660 e sepolto presso la chiesa di San Mauro, apparteneva al primo nucleo degli Scolopi, l’ordine delle «scuole pie» – ovvero delle «scuole popolari gratuite» – fondato da San Giuseppe Calasanzio (1557-1648). Non sappiamo con precisione quando entrò nell’ordine – che a Napoli aprì la prima scuola nel 1626 -, ma di certo troviamo Zamparelli nel gruppo del Calasanzio già ai primi del 1628, quando si ammalò presso la Casa di San Pantaleo a Roma «con violenta febbre, e puntura, e vomito continuo ed acerbissimo. Per quattro dì nulla affatto poté egli ritenere, non che di medicine, né pur di cibo, o bevanda, che tutto ributtava; e […] i medici lo giudicarono irreparabilmente prossimo a morte. Riferito ciò al B. Giuseppe, scese in cucina, gli preparò il cibo colle sue mani, lo benedì, e glielo fece recare con ordine, che lo mangiasse, assicurandolo, che non avrebbe più ributatto. Così fu, e la sera stessa cenò come sano, e dopo due dì, lasciato già il letto, s’imbarcò per Napoli a goder l’aria nativa».

A quanto pare, Zamparelli fu dunque miracolosamente guarito da San Giuseppe Calasanzio, presso il quale si recò qualche anno dopo a Roma anche suo padre, Fulvio Zamparelli. A quest’ultimo di ritorno a Napoli, Calasanzio indirizzò una lettera con molta deferenza – chiamandolo «illustre signore e padrone colendissimo» – il 3 luglio 1632, facendogli inviare una indulgenza e delle medaglie benedette; lo salutò mettendosi a sua disposizione, e rassicurandolo di qualche infermità che evidentemente soffriva: «il Signore le darà la sanità che desidera».

Nella primavera del 1634 Giuseppe Zamparelli – che aveva preso il nome di P. Giuseppe di Gesù – insegnava presso le «Scuole Pie della Duchesca in Napoli»; e il 29 aprile Colasanzio gli raccomandava di usare «ogni diligenza in fare che li scolari imparino con le lettere il santo timor di Dio, che è il fine del nostro Istituto».

L’anno seguente, fu poi inviato a Narni, dove fu «molto grato al Superiore di quella casa, e alli scolari della città, portandosi molto bene nella sua scuola». L’esperienza in Umbria non dovette durare però molti anni, perché già nel 1639 era a Napoli, dove si ammalò nuovamente, ed il Calasanzio gli raccomandava di «usare quanto gli ordinarranno li medici, non dovendosi usare in simili occasioni né avarizia né negligenza».

Assieme ad altri tre sacerdoti napoletani, nel 1641 Zamparelli seguì per due mesi le lezioni del loro confratello Giovanni Francesco Apa, che aveva elaborato un innovativo metodo pratico-mnemonico per lo studio del latino (rifiutato dai Gesuiti, più tradizionalisti). L’anno seguente, da un suo scambio epistolare con il Calasanzio emerge qualche problema di gestione delle scuole napoletane, dove «alcuni che non sono pronti all’ubbidienza (…) si dovrebbero mortificare per non replicare ad essempio dell’altri»; e dalle quali, per disposizioni superiori, vennero trasferiti i migliori maestri.

A metà del Seicento, P. Giuseppe Zamparelli aprì inoltre un liceo-ginnasio a Casoria, che è in assoluto la prima scuola documentata nel paese, e che contava 7 allievi. Sappiamo anche che gli fu affidata la cappellanìa di San Mauro e quella del Santo Rosario; il quest’ultima cappella fu sepolto suo padre, Marco Fulvio Zamparelli, nel maggio del 1649.

Bibliografia: Gli atti di morte di G. Zamparelli e del padre Fulvio sono in Casoria, Archivio Parr. San Mauro, Defunti, III (1656-1726), f. 6r; II (1634-1656), f. 44r. Molte notizie si ricavano dall’Epistolario di San Giuseppe Calasanzio, a c. di L. Picanyol, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1951-1956: V, pp. 72-73, 364; VI, pp. 79-80; VII, p. 79; VIII, pp. 119, 122. V. Talenti, Vita del beato Giuseppe Calasanzio della Madre di Dio: fondatore de’ Chierici regolari poveri della Madre di Dio delle Scuole pie, Roma, Stamperia di Giovanni Zempel, 1753, pp. 193-194. A. Tanturri, Scolopi e Gesuiti all’epoca di Giuseppe Calasanzio, in «Archivio italiano per la storia della pietà», XIII (2000), p. 202. C. Garzya, Formazione pastorale e Istruzione: Note sul clero napoletano fra il 1650 e il 1675, in «Archivio Storico per le Province Napoletane», XCIV (1977), pp. 259, 261, 265.

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