Arpino: l’antichissimo legame con il «Cimiliarca» del duomo di Napoli

cimiliarca

La località Cimiliarco, nella frazione di Arpino, è uno dei più antichi toponimi casoriani, e rivela il profondo ed antichissimo legame del territorio con la Chiesa di Napoli. Quella di Cimiliarca, è infatti proprio una delle più antiche ed importanti cariche della chiesa di Napoli. Ma che legame aveva con Casoria?

ll Cimiliarca era a capo degli Ebdomadari del duomo. In alcune fonti si favoleggia che la sua carica fosse stata fondata addirittura dall’imperatore Costantino: una falsa leggenda, comunque indicativa della grande importanza che veniva riconosciuta a questa figura. Basti pensare che diversi Cimiliarchi furono poi nominati Arcivescovi di Napoli, come Alessandro, Gian Vincenzo e Francesco Carafa. Il Cimiliarca era un Canonico del duomo, che presiedeva ed amministrava i beni dell’altro antico collegio di sacerdoti, il «Capitolo degli Ebdomadari» (che officiavano servizi e celebrazioni durante la settimana).

Il Cimiliarcha Sanctae Neapolitane Ecclasiae compare per la prima volta in due documenti degli anni 932 e 977. Il legame con Casoria, lo spiegò a metà del Seicento il canonico Francesco De Magistris – che ricoprì la carica – nei suoi manoscritti: il Cimiliarca era infatti titolare della chiesa di Santa Maria ad Cymbros, nella piazza della Vicaria Vecchia; nonché della cappella – con relativa prebenda – dei Santi Nicandro e Marciano che anticamente si trovava «intus rus eiusdem chimiliarcatus in villa Casoriae», cioè nelle campagne del villaggio di Casoria.

Negli antichi documenti, la località Cimiliarco è associata ad una torre su una palude, e poi anche ad un mulino. Nel 1477 compare infatti come «ad Padule alias ala torre de lo ciminarcha»; e in altri due documenti del 1496 come «a le padula de lo cimiliarcha». A metà del Seicento, all’epoca della costruzione dell’acquedotto del Carmignano, tra i mulini dell’area orientale di Napoli compare anche il mulino «il Cimilarca», di proprietà di del Principe di Arecco.

Bibliografia: D. Mallardo, Cimiliarchìo e cimiliarchi della Chiesa Napoletana sino al sec. XIV, in «Asprenas», V (1958), pp. 47-70; P. Santamaria, Historia Collegii patrum canonicorum metropolitanae Ecclesiae Neapolitanae, Tip. Giannini, Napoli, 1900, pp. 209-212, docc. XIII-XIV (già in *Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia etc., a c. di B. Capasso, Napoli, Nobile, 1881-1892, II 1, pp. 30-32, 131-132); G. Sparano, Memorie istoriche per illustrare gli atti della S. napoletana Chiesa e gli atti della Congregazione delle appostoliche missioni eretta nel Duomo della medesima, I, Napoli, Raimondi, 1768, p. 81; Cartulari notarili campani del XV secolo, III (Marino de Flore 1477-1478), doc. 188; Id., IV (Anonimo 1495-1496), docc. 47-48; G. Fiengo, L’Acquedotto di Carmignano e lo sviluppo di Napoli in età barocca, Firenze, Olschki, 1990, p. 154.

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