Il cardinale Alfonso Castaldo/ Breve nota biografica nel 50esimo della morte

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Ricorre in queste settimane il cinquantesimo anniversario della morte del cardinale Alfonso Castaldo, scomparso il 3 marzo 1966, che fu arcivescovo di Napoli e vescovo di Pozzuoli – punto di riferimento importante (non solo per Napoli) fino agli anni del dopoguerra e della ricostruzione – e prima ancora preposito di San Mauro a Casoria, sua città natale.

Castaldo era nato a Casoria nel 1890. A soli 7 anni perse il padre, commerciante di canapa e di rame, e la madre dovette mandare avanti la casa tra non poche difficoltà. Nonostante tutto, il primo fratello si laureò in legge e in medicina. Lui decise invece di entrare in seminario. Studiò a Cerreto Sannita, dove era già stato allievo Luigi Maglione – anche lui di Casoria – che stava per intraprendere una straordinaria carriera che l’avrebbe portato alla Segreteria di Stato.

Ordinato nel 1913, l’anno seguente Alfonso tornò a Casoria, ma fu presto mobilitato per la Grande Guerra (all’epoca anche i preti avevano l’obbligo di leva): fu cappellano nel campo di prigionia della Certosa di Padula e poi all’ospedale militare di Napoli. Tornato a Casoria nel 1918, trovò una situazione molto critica: il quarantenne parroco Luigi Parisi era morto a soli quarant’anni, amministrando i sacramenti ai malati di colera.

Pur essendo il più giovane tra gli oltre 30 sacerdoti di Casoria, a soli 28 anni Alfonso Castaldo fu nominato “preposito” della Collegiata San Mauro, su indicazione del consiglio comunale, guidato all’epoca dal sindaco e deputato cattolico Marco Rocco. Promosse un imponente restauro della chiesa – dichiarata monumento nazionale – ma soprattutto riuscì a recuperare tutti i beni ecclesiastici espropriati dallo Stato nei decenni precedenti. Sulla scia di padre Ludovico, figura ancora popolarissima tra i casoriani, si impegnò inoltre in un ambizioso progetto, fondando due opere di assistenza: la “Pia casa di riposo San Mauro” per gli anziani, e il “Madrinato San Placido” per i bambini.

Tutto questo impegno non passò inosservato in Curia, né in Vaticano (dove l’amico Luigi Maglione stava scalando i più alti gradi della gerarchia), e nel 1934 Castaldo fu nominato vescovo di Pozzuoli, dove si impegnò con altrettanta premura: promosse il restauro della sede vescovile e del duomo, e creò nuove parrocchie; fece costruire un liceo e ammodernare scuole materne ed elementari. Nel dopoguerra, inoltre, organizzò numerose opere assistenziali, corsi per analfabeti e disoccupati, e fondò la grande struttura del “Villaggio del fanciullo”.

Nel 1950 fu promosso arcivescovo titolare di Tessalonica, e affiancato come coadiutore ad uno stanco e malato cardinale Alessio Ascalesi, che scomparve due anni più tardi (periodo nel quale, di fatto, l’archidiocesi di Napoli fu guidata da Castaldo). Per i soliti giochi di Curia (romana) non fu nominato subito suo successore, ma rimase come coadiutore accanto al nuovo arcivescovo Marcello Mimmi, fino alla promozione di quest’ultimo a Roma.

Nel 1958 arrivò finalmente per Alfonso Castaldo la nomina di arcivescovo di Napoli, e alla fine dell’anno ricevette la porpora cardinalizia da Giovanni XXIII. Nel 1960 organizzò delle imponenti “Celebrazioni Paoline” in ricordo del passaggio di San Paolo (60 d.C.) per Napoli e Pozzuoli, al termine delle quali fu dedicato all’apostolo lo stadio di Fuorigrotta.

Castaldo ebbe importanti rapporti con il mondo politica, guardando con simpatia alla nascente Democrazia Cristiana fin dall’immediato dopoguerra (quando invece l’anziano Ascalesi non nascondeva le sue simpatie monarchiche). Il Vaticano lo volle come interlocutore con il governo per le iniziative per il Mezzogiorno, ed il cardinale fu sempre attento alla “questione Napoli”, appoggiando la politica industriale, all’epoca vista come unica possibile risposta alla spaventosa fame di lavoro del Sud.

Partecipò al Concilio ecumenico “Vaticano II”, ed anche al conclave che nel 1963 elesse il nuovo papa Paolo VI. L’anno seguente, discese rocambolescamente nell’ipogeo della cappella di San Gennaro in cerca delle sue reliquie, e ritrovò l’urna con le ossa del glorioso martire che univa le due città di cui era stato pastore: Pozzuoli e Napoli. Si spense nel 1966, all’età di 75 anni, e nel suo testamento spirituale ricordò le due figure avevano guidato i suoi passi; erano due casoriani: il francescano padre Ludovico e l’amico Luigi Maglione, Segretario di Stato di Pio XII, troppo presto scomparso.


					
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