I Rocco/ Una famiglia di giuristi cattolici nella Napoli di metà ‘800

rocco

Si è presentato venerdì 15 aprile 2016, presso la chiesa madre del complesso cimiteriale di Casoria-Arzano-Casavatore (che ne ha promosso la pubblicazione) il saggio breve a cura di Giuseppe Pesce e Ludovico Silvestri I Rocco: Una famiglia di giuristi cattolici nella Napoli di metà ‘800, che ricostruisce l’inedita storia di un’intera generazione familiare di giuristi napoletani: i quattro fratelli Giovanni, Niccola, Gennaro e Giuseppe Rocco, che a metà dell’Ottocento diedero un contributo fondamentale alla storia del diritto, oltre i confini di Napoli e dell’Italia.

Affacciatisi sulla scena della vita pubblica già negli anni ’30 del secolo, i Rocco studiarono con viva ammirazione le leggi francesi, senza declinarle però in senso anti-clericale. Per la prima volta, una ricerca indaga il singolare lavoro di questa famiglia di magistrati, sospesi tra la fine del regno borbonico e la “nuova Italia”, per tracciarne i profili biografici e ricostruirne la ricca bibliografia.

L’antica famiglia napoletana dei Rocco ha un legame particolare con Casoria, dove si stabilì fin dalla metà del Seicento, e dove visse la sua stagione di massimo splendore nell’Ottocento (a Giovanni e Giuseppe sono dedicati due monumenti presso il locale cimitero, mentre Niccola è ricordato da una lapide sulla facciata dell’antico palazzo di famiglia).

Particolarmente interessanti sono i profili di Giovanni (a cui si deve tra l’altro il tardivo riconoscimento, nel 1860, del titolo familiare di Principi di Torrepadula) e di Niccola Rocco. Giovanni Rocco (1806-1864), ultimo Procuratore generale della Corte dei Conti borbonica, fu un giurista stimatissimo, che sostenne con forza l’indipendenza della magistratura, rifiutando incarichi politici (a lui Francesco II chiese disperatamente di formare un governo poche settimane prima dell’entrata di Garibaldi); e fu poi vicepresidente dell’Accademia di archeologia napoletana. Il nome di Niccola Rocco (1811-1877) è invece legato al Diritto internazionale privato, materia della quale fu letteralmente il padre, con un trattato scritto a 25 anni e celebrato all’Accademia di Francia dall’ex ministro Portalis.

L’opera di Niccola Rocco, di rilevanza europea, conserva una straordinaria attualità per le motivazioni che mossero l’autore: confrontare i diversi ordinamenti degli stati, cercare radici comuni e mitigare i conflitti, affinché un simile studio fosse «preludio di un giorno di pace e possa far scomparire la guerra, documento di efferata barbarie, vergogna tuttora per l’umanità, e per l’età nostra che dicesi civile».

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