Nel lontano medioevo/ Casamauri e la “selva maura”, nuovi documenti

selvamaura

Nella tradizione popolare, il toponimo Casamauri ha suggerito l’ipotesi che il nome di Casoria possa derivare da Casa Mauri, che letteralmente vuol dire “casa di Mauro”, e dunque che il santo protettore Mauro abbia dato il nome al paese. Tale ipotesi – in verità abbastanza ardita – si fondava finora su un unico documento conosciuto, del 1121, stilato ad Aversa; una nuova ricerca, tuttavia, ha rivelato l’esistenza di un altro documento, stavolta napoletano, datato 1010, e dunque antecedente di oltre un secolo.

Il documento già noto è una donazione del 1121, primo anno del governo di Giordano I, principe di Capua. È stato voluto da Landolfo di Quadrapane, milite di Aversa che abita in Liburia, a Cupuli. Il condottiero, col consenso del suo signore Tomaso, dona al monastero di San Biagio in Aversa una terra nel bosco, presso la «piscina de olamo», nel luogo detto «Casamauri». Si legge: «Offero integram unam petiam terre mee, que esse videtur in gualdo, prope piscina de olamo in loco qui dicitur Casamauri». Il documento si trova nel secondo volume del Codice diplomatico normanno di Aversa, il cosiddetto Cartario di San Biagio. Il curatore della raccolta, Alfonso Gallo, nel volume Aversa Normanna  cita poi nuovamente il documento, trasformando però «Casamauri» in «Casam Auri»; lasciando intendere che con la caduta della ‘m’ intervocalica si viene a «casa auri», cioè “casa d’oro”.

Il nuovo documento è un contratto di compravendita stipulato nel 1010, all’epoca di Pandolfo principe di Benevento e di Capua. È  stato voluto da Alfano Capuano Langobardo, abitante di Capua, che ha deciso di vendere dieci pezzi di terra a Ligorio Neapolitano, figlio del fu Stefano Inferno, che abita a Napoli. I terreni si trovano ai confini della Liburia, nel «qualdu patriensis», nelle località «Pauranum» e «Casale iohanni».  Il terzo e il quarto terreno si trovano nel campo chiamato «Casamauri». Tra i confini, ci sono i terreni di «Pandenolfo Langobardo» e di un tale «Brancacti».

Casamauri è Casoria? Sinceramente, l’ipotesi è piuttosto ardita, ma vale tuttavia la pena di notare una serie di singolari coincidenze. Innanzitutto, il documento parla di luoghi che si trovano ai confini della Liburia; e in quell’epoca il territorio casoriano si collocava precisamente al confine della Liburia con l’Ager Neapolitanus. L’acquirente è poi il napoletano Ligorio, figlio di un tale Stefano Inferno: un curioso nome che ritornerà più di un secolo dopo, in un documento del 1133. Questa volta, però Stefano Inferno (un discendente?) è un testatore, le cui disposizioni vengono ridiscusse dagli eredi. Gli esecutori del testamento sono due Brancacti (Marino e Giovanni) e i beni si trovano chiaramente nel territorio di Casoria: a Sanctum Brancactium, Carminianum e Galdellu. Tra i confini delle terre di Casamauri, inoltre, ci sono le proprietà di un tale «Pandenolfo Langobardo». Più tardi, un documento stilato ad Aversa nel 1098 parla di alcuni fondi di Casoria appartenuti ad un certo Giovanni Pandolfo. Ma l’osservazione importante, mai fatta in precedenza, riguarda la Piscina de Olamo: potremmo trovarci davanti alla prima attestazione della piazza di Casoria, conosciuta nei più antichi documenti come “piazza dell’olmo” (certamente per la presenza di un albero secolare, appunto di olmo) e nella quale è documentata anche la presenza di un’antica piscina per la raccolta delle acque piovane.

Sono coincidenze abbastanza singolari, che suggeriscono un’ipotesi ardita, ma di grande suggestione, che andrebbe adeguatamente approfondita: che all’alba del Mille esistesse ancora la memoria di una estesa area boschiva (un cosiddetto “gualdus”) che corresse con una certa continuità a sud del corso del fiume Clanis. Dalla massa patriense (grosso modo l’area del Lago di Patria) fino al territorio casoriano-afragolese (dove si trovava il villaggio di Galdellum e la vicina silva) passando per luoghi i cui nomi ricordano chiaramente un’opera di disboscamento, come la vicina Fracta.

Ma il toponimo deriva veramente da San Mauro? Sei il mauri di Casamauri sembrerebbe proprio un nome di persona declinato al genitivo (casa di Mauro),  non è tuttavia altrettanto facile stabilire se il Mauro della casa sia il santo, oppure un ricco proprietario. Dalla Chronica cassinense, infatti, sappiamo che Mansone, abate di Montecassino tra 985 e 996, fece costruire in Liburia due chiese: una a Casa Gentiana, dedicata a San Giovanni, e l’altra a Casale, dedicata a San Mauro. Giovanni e Mauro. Gli stessi nomi incontrati nel nostro documento: Casale iohanni e Casamauri. Si tratta di una coincidenza abbastanza singolari, ma bisogna tenere in considerazione anche un’altra ipotesi, altrettanto verosimile. E cioè, che il Mauro di Casamauri non sia un santo, ma un proprietario terriero. La stessa Chronica, infatti, dà notizia di un tale Mauro, un ricco uomo che alla fine del IX secolo si consegnò nelle mani dell’abate Angelario, con i due terzi dei suoi beni, che si trovavano «ad Filicem». Una località che il Capasso colloca nel territorio di Villa Literno.

La Silba maura. In generale, le ipotesi più verosimili allontanano Casamauri dall’attuale territorio di Casoria.  E dunque, contraddicono anche l’altra ipotesi che il paese abbia preso il nome dal santo protettore Mauro. Tuttavia, il dubbio continua ad insinuarsi, alimentato dal campo «ad illum Felice», situato tra Casoria e San Pietro a Patierno nel 1025.  Ma soprattutto da un documento napoletano del 970, che riferisce una interessante e curiosa notizia su un terreno chiamato «silba maura», collocato molto chiaramente nei pressi di San Pietro a Patierno. L’atto mette fine ad una lite che si protrae da anni tra le honestae feminae Gemma e Pitru, per l’eredità ricevuta dai rispettivi nonni, i fratelli Teodonanda ed Urso. Della silva, ovvero del bosco nei pressi di Casoria, ci dà notizia anche un documento stilato a Napoli tra il 993 ed il 998. Che successivamente specifica pure «silva sancte neapolitane ecclesie»; ovvero, proprietà o almeno giurisdizione civile della chiesa di Napoli. Sembrerebbe lo stesso luogo. Anche se resta l’interrogativo: da dove viene il curioso appellativo maura? E ritorna il dilemma: dal nome Mauro, oppure da un errore di trascrizione? Cadendo la m, infatti, avremmo «silba aura». Un toponimo neanche tanto strano, accanto ad un villaggio chiamato Casaurea o Casaura.

Bibliografia: A. Gallo, Codice diplomatico normanno di Aversa, Napoli, 1927,  p. II, doc. XXXIV. *Regi Neapolitani Archivii Monumenta (RNAM), Napoli, 1845-1861, vol. I, doc. XVIII; vol. II, doc. CXXXIX; vol. IV, docc. CCLXXX, CCCXXVIII. B. Capasso, Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam Pertinentia (MNDHP), vol. II, p. I, doc. DCLIX; vol. II, p. II, p. 96. H. Bloch, Monte Cassino in the Middle Ages, vol. II (Parts III-IV), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1986, pp. 752-753; C. Ferone, Le origini del culto di San Mauro Abate a Casoria, Casoria (Na), GN, 2006, passim. L’illustrazione riprende due capoversi miniati del Codice Gregoriano di San Mauro (Ms., primi del Sec. XVIII).

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