1702/ Nasce l’Insigne Collegiata, ovvero il “Capitolo” di San Mauro

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La parrocchia di San Mauro di Casoria fu soppressa nel 1702 ed eretta in Insigne Collegiale e Parrocchiale Chiesa, con lettera apostolica del 6 giugno del cardinale Carlo Barberini, legato di papa Clemente XI, al quale i Casoriani avevano inviato una petizione. Nel documento, si legge che: «Il Casale di Casoria è di una certa importanza, in quanto è ampio, nel suo genere, entro il suo territorio, ameno per salubrità del cielo e fecondità della terra, ricchissimo di tutto quanto serve all’umana vita, con una quantità di popolazione e un numero abitanti superiore alle quattromila unità, di cui moltissimi si distinguono per nobiltà familiare e gentilezza di costumi; e benché in esso vi sia una chiesa di S. Benedetto e un’altra di S. Mauro, entrambe parrocchiali, insieme a numerose altre chiese, con benefici ecclesiastici e confraternite sia maschili sia femminili, che esercitano in diverse forme la pietà cristiana e la disciplina ecclesiastica, tuttavia in esso non si trova nessuna chiesa Collegiata ove si cantino quotidianamente le Messe Conventuali, le ore canoniche, e gli altri uffici in forma collegiale; è poi noto che la suddetta chiesa parrocchiale di S. Mauro è più elegante nelle sue strutture e più ricca per numero di fedeli rispetto all’altra di S. Benedetto». 

In virtù di tale erezione in Collegiata – della quale pochi anni dopo furono stampati anche gli Statuti – il parroco fu non solo pastore della comunità, ma anche a capo di un Capitolo di sacerdoti – composto da 20 canonici – assumendo il titolo di Preposito curato. Il numero dei sacerdoti aumentò nel giro di pochi decenni, e furono introdotte anche le cariche minori degli ebdomadari. La disparità di ruoli e la differenza delle rendite alimentarono subito, però, contrasti che ben poco avevano di evangelico; e nel 1757 il cardinale Giuseppe Spinelli esprimeva tutto il suo «sommo rincrescimento» per le «discordie e turbolenze del capitolo e degli ebdomadari, i quali, con ammirazione dei laici, si rifiutano di assistere alle celebrazioni solenni».

Il ricco patrimonio necessario alla fondazione della Collegiata fu costituito da una serie di donazioni private accumulatesi nella seconda metà del Seicento: i beni del laico Ettore Palladino e del sacerdote-professore Giuseppe Zamparelli degli Scolopi; nonché l’antica eredità di Pietro Ferrara, fondatore della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Alla costituzione della Collegiata partecipò anche l’Universitas di Casoria – che vantava il diritto di patronato sulla chiesa – con una donazione di 4.000 ducati.

Bibliografia: la bolla di erezione della Collegiata di S. Mauro in Casoria è in L. Parascandolo, Memorie storiche-critiche-diplomatiche della chiesa di Napoli, vol. IV, Napoli, Tip. Tizzano, 1851, pp. 229-237. Le edizioni dello statuto (con diverse varianti) sono: *Codex canonum insignis Collegiata Ecclesiae S. Mauri abbatis Casouriae etc., Napoli, Sellitto, 17111; poi Napoli, Orsino, 18012. La citazione è tratta da A.S.P.SM, G. Spinelli, Lettera del 2 marzo 1757 (ripresa anche in  G. Pesce, Casoria, Napoli, 2005, p. 120).

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