L’Archivio di S. Maria della Pietà: gli antichi “Capitoli” e le “Platee”

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L’Archivio storico dell’Arciconfraternita di Santa Maria della Pietà, presso la parrocchia di San Mauro, custodisce diversi documenti di un certo interesse per le fonti della storia locale di Casoria. Il volume più antico è la copia del 1611 dei cinquecenteschi Capitoli per il governo della Compagnia della Pietà. Raccoglie ovviamente le modalità di elezione di governatore e consiglieri, nonché delle altre cariche (cancelliere, tesoriere, ecc.), ma anche interessanti notizie, come l’ovvia esclusione dei peccatori (inquisiti ed eretici, concubinari, usurai, bestemmiatori); e la singolare cerimonia del 26 dicembre, quando i confratelli che non avevano osservato una buona condotta morale venivano pubblicamente “puntati”, per le loro colpe, ed esemplarmente puniti con una penitenza.

Una grande Platea del 1693 raccoglie tutte le notizie della Cappella di San Giuseppe (nella chiesa di San Mauro), fondata a metà del Seicento da Giuseppe di Natale, che fu Sindaco di Casoria e Priore della Congrega di Santa Maria della Pietà. Oltre i fondi per la celebrazione di messe e il governo della cappella, Di Natale istituì dei “maritaggi”, di 30 ducati, per finanziare ogni anno la dote di 7 ragazze povere del paese. Alla fine del Seicento, era protettore della cappella il Cimiliarca del Duomo di Napoli, il canonico don Luigi Capece Galeota. Col passare degli anni, l’assottigliarsi delle rendite, ma soprattutto la nuova legislazione borbonica, impose la tenuta di un nuovo registro, che fu cominciato nel 1751 dal maestro Pasquale D’Uva. 

Più tardi, nel 1757, sempre per adempire agli obblighi di legge dettati da Carlo di Borbone, furono redatte delle nuove Regole, approvate dal sovrano; e fu compilata una Platea, ovvero un Registro di tutt’i beni, rendite e pesi della Venerabile Congregazione di Santa Maria della Pietà. Molte interessanti notizie si ricavano sfogliando le pagine introduttive (Preliminari) del grande volume, compilato forse da un Giuseppe Galluccio (il cognome sul frontespizio è incompleto, ma probabilmente si tratta di un familiare dal parroco di San Mauro dell’epoca, Emanuele Tommaso Galluccio; nonché del Priore Carlo Galluccio, in carica al principio del ‘700).

Secondo l’autore della Platea, la Congrega della Pietà di Casoria appare ufficialmente per la prima volta negli Atti della Santa Visita svolta nel 1598 dal Cardinale Alfonso Gesualdo. Tuttavia, la sua antichità è testimoniata da altri documenti: il Censo legatole da un tale Sabatino Russo nel 1583; e prima ancora, dal testamento di un Giacomo Russo, celebrato il 6 agosto 1568, che lasciò 5 carlini di elemosina alla Congrega, chiamandola «Cappella de’ Confrati». Alla fine del Cinquecento, poi, il parroco di San Mauro, Antonio Borrello, lasciò tutti i suoi beni in eredità alla Congrega «perché colla vita esemplare de’ Confratelli allora viventi si recava al Pubblico ogni buon esempio di cristiana pietà».

Il territorio su cui sorse l’oratorio della Pietà apparteneva ai fratelli Graziano e Francesco Russo, che lo vendettero per 70 ducati a don Marc’Antonio Abbate – il parroco che nel 1605 avviò la fabbrica della nuova chiesa di San Mauro – e ai Governatori della chiesa, Giuseppe e Giacomo Russo. Questi ultimi, cedettero poi il terreno ai Governatori della Congrega, per edificare appunto l’Oratorio, con un contratto «a voce» al prezzo di 50 ducati, che non furono però pagati. Il 9 novembre 1631, il parroco Marc’Antonio Abbate, insieme al rettore della chiesa don Giovanni Ferrara e al Sindaco di Casoria Giuseppe di Natale, «per render sicura in ogni futuro tempo la Congregazione», vendettero alla stessa cifra e «senza patto di retrovendita» al Priore Francesco Rocchino, non solo il territorio, ma anche «un altro triangolo» di terreno corrispondente all’attuale transetto sinistro della chiesa, dove già sorgeva l’altare laterale, e furono realizzate due “sepolture” (ovvero due locali sotterranei).

Quando la Congrega avviò la fabbrica dell’oratorio, si appoggiò al muro del coro della chiesa di San Mauro, rifiutandosi di pagare le spese alla parrocchia; per questo, il parroco Cesare Palladino mosse lite contro il priore Giovanni Galluccio (presso la Gran Corte della Vicaria, nella Banca di Giovan Gregorio Canale), e dopo qualche anno fu stipulata una convenzione: per l’appoggio, la Congrega pagò 30 ducati (10 in contanti e 20 a credito dal Banco Ave Gratia Plena) che furono impiegati per la fabbrica della nuova chiesa; il parroco, unitamente al sindaco di Casoria Nicola d’Anna e al mastro della nuova fabbrica di San Mauro Giovanni di Majo, si impegnarono a non molestare più la Congrega, sottoscrivendo un atto pubblico il 25 Marzo 1637.

I lavori per la “Terra Santa” annessa all’Oratorio, ovvero i locali sotterranei adibiti alle sepolture (ai quali si scende per una porta sulla parete sinistra), furono realizzati a spesa della Congrega nel 1751, quando era priore il canonico Antonio Polito, e richiesero un ulteriore «picciolo spazio» di terra, acquistato per 10 ducati dal  Sindaco e dal Preposito di San Mauro.

Oltre l’indulgenza e i privilegi comunemente associati alle congreghe, la Pietà di Casoria godeva di una particolare Indulgenza della Cintura di S. Monica, ed era aggregata all’Arciconfraternita dei Cinturati di S. Monica dei Padri Agostiniani, sotto l’invocazione di S. Maria della Consolazione che si venerava nella chiesa bolognese di S. Giacomo Maggiore. L’aggregazione, richiesta nel 1709 al Generale degli Agostiniaini, fu concessa l’anno seguente dal priore del convento di Pardinola, che delegò P. Francesco Onofrio Casolaro accolto a Casoria «con pompa grande di apparato, Panegirico, Musica, e con gran concorso di Popolo». L’autore della Platea sostiene, inoltre, che (secondo antichi atti notarili) la Congrega avrebbe avuto anticamente il titolo di S. Andrea Apostolo della Pietà.

Nell’ultima parte dell’introduzione, sono ripercorse le vicende della Congrega del Rosario.  Lasciata nel Seicento Santa Maria delle Grazie (per contrasti con i governatori della chiesa), i confratelli del Rosario si divisero tra la Congrega della Pietà di San Mauro e la chiesa del Carmine, nella piazza di Casoria. Una divisione che innescò «una gran lite» con i confratelli della Pietà, che chiesero l’intervento della Congregazione dei Sacri Riti. L’organo della Curia romana stabilì la nascita di  un nuovo oratorio, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie, che raccogliesse vecchi e nuovi confratelli sotto il titolo del Santissimo Rosario; mentre l’oratorio in piazza sarebbe rimasto sotto il titolo di S. Maria del Carmine, con le relative indulgenze annesse all’abitino Carmelitano. Il decreto fu pubblicato il 5 ottobre 1704.

Il 6 settembre dell’anno successivo, la Congrega della Pietà ottenne così in enfiteusi dai governatori della chiesa di S. Maria delle Grazie un giardino, sul quale avviò la costruzione del nuovo oratorio del Rosario. Per portare avanti i cantieri, si raccolsero elemosine dai confratelli, ma nel marzo del 1706 fu necessario richiedere due mutui di 100 ducati (da Nicolò Ferrara, e da Carlo Galluccio e Marcello Russo) per completare le opere. Per estinguere il debito, i confratelli della Pietà eletti governatori della Cappella di San Giuseppe, rinunciarono al loro salario per 5 anni, a partire dal 1712.

Fonti documentarie:  Archivio Storico dell’Arciconfraternita di S. Maria  della Pietà presso la Parrocchia di San Mauro in Casoria, Capitoli da osservarsi inviolabilmente dalli Fratelli dell’Oratorio della Cappella della Pietà construtta dentro la Chiesa di San Mauro di Casoria, diocese di Napoli, Ms. cart., ff. 1-21; Platea: Seu Stato della n.ra Cappella di S. Gioseppe de.tro la Parrocchial Chiesa di Casoria etc, Ms. cart., 1693; [P. D’Uva], Libro nel quale con ordine vengono registrati li territorij, e case e capitali della cappella del Gloriosissimo Patriarca S. Giuseppe nella Insigne Coll. di San Mauro in Casoria etc., Ms. cart., 1751; Platea: o sia Registro di tutt’i beni, rendite e pesi della Venerabile Congregazione di Santa Maria della Pietà nell’anno 1757, Ms. cart., cc. 1-4 (n.n.).

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