Ai primi del ‘600/ Costantino e Giannino tra i primi «Pii Operai»

colellis_monti

La biografia del venerabile Antonio De Colellis (1586-1654), fondatore insieme a Carlo Carafa dei «Pii Operai» ai primi del Seicento, raccoglie molte notizie su due religiosi casoriani che fecero parte del primo nucleo della congregazione, all’epoca della fondazione del convento di Santa Maria ai Monti ai Ponti Rossi.

P. Giovan Battista Giannino (1585-1635), «nativo del Casale di Casoria», entrò nella Congregazione in occasione delle missioni svolte nel paese da Antonio De  Colellis. Padre Giannino è descritto come un vero asceta, che «si segnalò mirabilmente nella propria mortificazione inventando sempre nuovi modi per affliggere la sua carne». D’inverno, per patire i rigori del freddo «non usava né calzoni né gippone, vestendo solamente la sottana sopra la camicia di lana e le mutande». Nel mangiare, non si astenne solo dalla carne e dal pesce, «ma anche da qualsivoglia altro cibo di sostanza», nutrendosi solo di frutta. Fu inoltre «amicissimo della povertà», indossando vestiti vecchi e rattoppati e calze rotte, tanto che «a modo di poveretto mendico, apparivano nude le sue carni». Fu «molto esatto» nel silenzio e fervente nella preghiera, nonché «nemico di qualsivoglia comodità, benché necessaria»: nella sua camera non c’era sedia né tavolino, ma studiava seduto «sulla nuda terra circondato dai libri aperti sul pavimento». Si applicò nelle scienze morali e fu maestro dei novizi, colpendo particolarmente i giovani con il suo esempio. In punto di morte confessò a suo nipote Costantino di essere afflitto da «grande angoscia e tristezza» per tutto «il tempo perduto nel quale avrebbe potuto far cosa più grata a Dio». Morì rasserenato il 31 luglio 1635, all’età di 50 anni, e fu sepolto sotto l’altare maggiore dell’antica chiesa di San Giorgio.

Ancor più particolare è la storia di P. Costantino Russo (1590-1656), che era il nipote di P. Giannino. Costantino era infatti un giovane «dedito assai alle rilassationi e a’ spassi del mondo». Incontrato nella piazza di Casoria il P. Antonio De Colellis, per rispetto imitò i suoi amici e andò a salutarlo. Il missionario lo prese in disparte e gli chiese di riflettere su un motto morale («momentaneum et breve quod delectat, aeternum verum quod cruciat»), che dovette  molto turbarlo, convincendolo ad abbandonare la sua vita dissoluta. Dopo otto giorni, il ragazzo si presentò al convento di Santa Maria ai Monti ai Ponti Rossi, intenzionato ad entrare «in qualche aspra e  solitaria Religione», ma fu convinto a rimanere nei «Pii Operai», dei quali divenne un importante punto di riferimento.

Costantino fu infatti più volte maestro dei novizi, superiore e rettore del convento, confessore e missionario stimatissimo, tanto che alla sua vita è dedicato un lungo capitolo, ricco di particolari tipicamente agiografici e leggendari. I suoi penitenti, ad esempio, gli confessavano terribili visioni o sogni: un uomo che viveva «da molti anni in un peccato mortale» era perseguitato per strada da un «demonio in forma horribile, che lacerandosi con l’unghie il volto, urlando e piangendo mi diceva: perché mi lasci caro amico mio? che disgusto ti ho dato?»; un altro invece sognava di essere a cavalcioni di una grossa trave, sospesa su un precipizio dal quale uscivano terribili fiamme, e mentre si accorgeva che la trave stava crepando, vedeva i missionari e padre Costantino che andavano a salvarlo. Durante una sua predica, un donna perdonò pubblicamente l’assassino di suo figlio, che aveva incontrato in chiesa. Un’altra volta, non avendo da mangiare in convento, ricevette provvidenzialmente del pane fatto in casa. Veniva spesso chiamato anche come esorcista, per calmare gli «energumeni». Costantino accolse i malati di peste durante la grande epidemia che scoppiò a Napoli nell’aprile del 1656, quando persino «la madre fuggiva il figlio» per paura del contagio. Assistette «allegramente» i moribondi, portano i sacramenti e aiutandoli «a ben morire»; e dopo la decimazione dei suoi confratelli, morì  egli stesso di peste, alla fine di luglio del 1656.

Bibliografia: P. Gisolfo, Vita del P. D. Antonio de Colellis della Congreg. de’ PP. Pij Operarij, Napoli, Giacomo Passaro, 1663, pp. 39-41, 357-67, 368-69; della conversione di Costantino parla anche G. Bascape,  Sacre metamorfosi, overo conversioni etc., III, Napoli, Novello de Bonis stampatore arcivescovale, 1682, pp. 390-393.

Advertisements

Lascia un commento

Archiviato in religione, storia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...