> Breve Excursus Storico

universitas

Il nome di Casoria è documentato con certezza solo alla fine del X Secolo, anche se sul suo territorio sono sorti e sviluppati (talvolta anche scomparsi) diversi villaggi. I più antichi insediamenti sono testimoniati dalle necropoli del III secolo a.C. di Padula, nella zona orientale, e di Squillace, al confine con Arzano. Ma il villaggio più importante fu forse quello di Carminianum, toponimo di origine romana che rinvia evidentemente ai possedimenti di una gens Carminiana, all’origine del nobile casato napoletano dei Carmignano.

Centro di un vasto territorio agricolo che si estendeva dall’area frattese fino alle pendici del monte Somma, intorno al Mille Casoria divenne un vero e proprio villaggio operaio legato ai monasteri benedettini napoletani. Il paese si sviluppò intorno alla masseria di San Gregorio (popolarmente detto San Liguoro, Ligorio, Liborio) e alle chiese dedicate ai santi Mauro e Benedetto. La fertile zona orientale, attraversata dai fiumi Rubeolo e Sebeto, era legata invece al monastero dei SS. Severino e Sossio, mentre sul versante frattese si sentiva forte l’influenza dei potentati aversani, a cui è legata la controversa storia di antichi territori ai confini del Clanis sotto il dominio baronale. Spezzato nei secoli ogni contatto con il casale, nel Trecento questi territori (presidiati da cappelle intitolate a San Lorenzo e Santo Stefano) furono uniti a formare un unico feudo con Casignano e Olivola, due villaggi dell’agro aversano appartenuti prima ai Sanframondo, e poi dal 1518 ai Di Sangro.

Legatissimo alla città, il casale fu invece a lungo dominato dal vescovo di Napoli, che qui poteva contare su numerosi vassalli. Le prime notizie sulla Universitas di Casoria, la pubblica amministrazione del paese, sono del 1429. Libero dal dominio feudale, il casale era aggregato al regio demanio e godeva degli stessi privilegi della città di Napoli; messo però all’asta nel 1631, per continuare a rimanere libero dovette pagare un riscatto di 12mila ducati. Molti notai, avvocati e medici casoriani entrarono nella pubblica amministrazione napoletana, mentre nel paese si consolidava il potere della chiesa di San Mauro, dove ai primi del Settecento fu fondata una ricca e potente Collegiata.

La tradizione popolare lega le origini stesse di Casoria al culto di San Mauro, monaco benedettino vissuto nel VI secolo. Al di là della leggenda, le prime notizie sulla chiesa risalgono solo al 1092. L’attuale struttura è stata costruita ai primi del Seicento e completata nel corso del secolo. È un grandioso tempio in stile barocco, con pregevoli opere di Pietro di Martino e di Giovan Vincenzo d’Onofrio detto Forlì (come la pala della Madonna di Monserrato, 1599) e le ultime tarde tele di Domenico Antonio Vaccaro. Da ammirare, anche l’organo a canne del Settecento e il soffitto a cassettoni dorati, opere degli antichi “maestri d’ascia” ed intagliatori locali. Accanto alla chiesa sorge l’oratorio dell’antica Arciconfraternita di S. Maria della Pietà, piccolo gioiello di arte settecentesca dominato da una tela della scuola di Giuseppe Ribera – copia della Deposizione per la sagrestia di San Martino – e da un ciclo di affreschi di Pietro di Martino con episodi della vita di Gesù che si concludono con una imponente Crocifissione. Semplici linee contraddistinguono invece la chiesa di San Benedetto ultimata intorno al 1740, anche se le sue origini sono medievali, come prova monumento gotico di Giacomo Torello, una militare venuto a Napoli nel 1254 al seguito di papa Innocenzo IV. Un ricco mercante, Petrillo Ferrara, fondò invece nel 1459 la chiesa di S. Maria delle Grazie, con un piccolo ospedale per malati e pellegrini. mentre nella piazza principale sorge la chiesa del Carmine, che nel Seicento ospitava le riunioni dell’Universitas.

Nel 1799 prevalsero nel paese i sentimenti sanfedisti, anti-rivoluzionari. Ai primi dell’Ottocento (1809) il nuovo governo francese fece di Casoria uno dei quattro capoluoghi di distretto della provincia di Napoli. Come deputato al breve Parlamento napoletano del 1848-49 troviamo un cattolico, il nobile napoletano Francesco Proto (1821-1893), singolarissima figura di politico-letterato meglio noto come Duca di Maddaloni, che ancora una volta come deputato di Casoria presentò poi al primo parlamento italiano (1861) una famosa Mozione per le provincie napoletane che suscitò molte polemiche.

A metà dell’Ottocento si colloca la grande stagione di “rinascita cattolica” di Casoria, legata alla figura centrale di San Ludovico (1814-1885), ovvero Arcangelo Palmentieri, che prese il nome di Ludovico entrando nell’ordine francescano. Insegnò matematica e filosofia fino al 1847, quando avviò una frenetica attività di assistenza delle classi popolari, aprendo numerosi istituti: a Napoli fondò l’Opera degli accattoncelli (1862) per togliere dalla strada gli scugnizzi ed impegnarli in scuole e botteghe di apprendistato; al ritorno di un viaggio in Africa (1865-66) fondò il Collegio dei moretti, per la formazione di giovani missionari africani; ad Assisi creò un istituto per fanciulli ciechi e sordomuti e a Posillipo l’Ospizio marino per i vecchi pescatori. La sua fama di santità di Padre Ludovico richiamò a Casoria anche altre religiose. Santa Giulia Salzano (1846-1929), originaria di Santa Maria Capua Vetere, vi giunse nel 1865 come insegnante comunale, e nel 1890 fondò il primo nucleo delle Suore catechiste del Sacro Cuore, oggi diffuse in Italia, Americhe, Filippine ed India. Santa Maria Cristina Brando (1856-1906), si stabilì invece a Casoria nel 1890 per fondare l’istituto delle cosiddette Sacramentine, le Suore vittime espiatrici di Gesù sacramentato. Qualche anno prima (1884) anche la francescana Maria Luigia Velotti (1826-1886) aveva stabilito a Casoria la casa madre delle Suore adoratrici della santa croce.

A cavallo tra i due secoli si colloca la straordinaria fortuna politica di una famiglia di giuristi casoriani, i Rocco di Torrepadula, primo tra tutti Niccola Rocco (1811-1877), autore di un imponente trattato di diritto civile, inventore del Codice internazionale privato. Suo figlio Marco Rocco percorse una brillate carriera parlamentare, continuata poi da un cugino e da un nipote omonimi, che si distinsero come importanti esponenti del movimento cattolico, fino alla vigilia del fascismo.

La prima metà del Novecento vide poi l’eccezionale affermazione di tre sacerdoti casoriani, che raggiunsero i più alti gradi delle gerarchie ecclesiastiche. Il primo fu il cardinale Luigi Maglione (1877-1944), inviato a Berna (1918), dove riprese i rapporti istituzionali con la Svizzera interrotti dal 1873. Nunzio apostolico a Parigi (1926), nel 1939 fu nominato Segretario di stato dal papa Pio XII e si impegnò in una intensa attività diplomatica nei difficili anni della seconda guerra mondiale. Proprio negli anni roventi della guerra, un altro sacerdote casoriano era entrato al servizio della Santa Sede: l’arcivescovo Antonio Del Giudice (1916-1982), che nella sua lunga carriera ricoprì delicati incarichi diplomatici, operando nel Sudamerica lacerato dalle rivoluzioni (Repubblica Dominicana), in Corea (1962), e nel Medio Oriente incendiato dalle guerre per il petrolio. Meno avventurosa fu la vita del Cardinale Alfonso Castaldo (1890-1966), vescovo di Pozzuoli (1934) e poi Arcivescovo di Napoli (1958), che cominciò a rinnovare la diocesi e fondò diversi istituti in tutta la provincia.

Nel secondo dopoguerra, a metà degli anni Cinquanta, Casoria sembrava aver preso il volo per diventare il simbolo dello sviluppo industriale dell’intero meridione. Grazie anche ai finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno, infatti, erano sorti stabilimenti metallurgici, meccanici, chimici, tessili e di materiali di costruzione, tra cui si distingueva una grande fabbrica di fibre sintetiche, la Rhodiatoce. Era uno dei distretti industriali più importanti d’Italia, che dava lavoro ad alcune decine di migliaia di addetti negli stabilimenti, più altrettanti nell’indotto. Ma lo “sviluppo assistito” si rivelò un fallimento. Negli anni Settanta, infatti, i grandi stabilimenti trapiantati a Casoria cominciarono a chiudere i battenti uno dietro l’altro, e la Rhodiatoce (poi Montefibre) fu trasferita ad Acerra. La mancanza di finanziamenti statali e lo sfaldamento dell’economia meridionale resero precarie le condizioni di lavoro. E alla disoccupazione si aggiunsero poi le preoccupazioni per la salute, tra la pericolosità delle lavorazioni, spesso sottovalutata, e le bonifiche quasi mai seriamente realizzate. Casoria industriale fu un fenomeno che a metà degli anni Sessanta interessò studiosi ed economisti; ed è da segnalare anche l’insediamento del primo centro commerciale del Mezzogiorno – il secondo in Italia, dopo quello di Paderno Dugnano – inaugurato nel 1978: l’Euromercato, che tra diverse gestioni ha resistito per oltre trent’anni, fino alla crisi del 2009.

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